Una stanza di un ospedale umbro (©️Fabrizio Troccoli)

In Umbria un terzo dei medici internisti (36 per cento) dichiara di essere in burnout, espressione con la quale si indica l’insieme di sintomi determinati da uno stato di stress permanente, mentre il 64 per cento riferisce di aver pensato di licenziarsi nell’ultimo anno e di sentirsi emotivamente sfinito al termine di ogni giornata lavorativa. I dati emergono da un sondaggio nazionale condotto da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, presentato a Milano al suo 28esimo congresso nazionale.

Il sondaggio Dall’analisi si evince poi che il 55 per cento degli internisti (quella categoria di medici che si occupa di problematiche che non necessitano un approccio chirurgico) rivela di essere frustato ed esaurito dal proprio lavoro e di lavorare troppo duramente, ma nonostante questo non perde la passione per la propria professione. Il 90 per cento ritiene di affrontare efficacemente i problemi dei propri pazienti, di essere rallegrato dopo aver lavorato con i pazienti e di influenzare positivamente la vita di altre persone attraverso il proprio lavoro. Il 73 per cento afferma anche di aver realizzato cose di valore con il proprio lavoro ma teme che con il tempo il suo lavoro possa indurirlo emotivamente. Il Covid ha inciso negativamente sulla vita di poco più della metà dei medici umbri (55 per cento).

Disagio «Senza dubbio – commenta Marco Giuliani, presidente di Fadoi Umbria – a incidere negativamente sulla maggioranza dei medici umbri è stata la pandemia. Quello che mi sento di sottolineare, a commento di quanto emerso da questo studio, è che probabilmente nella popolazione generale non si riesca ben a comprendere quanto disagio ci sia nel personale medico e quanto invece sia indispensabile l’appoggio e l’impegno di tutti per cercare di evitare il collasso del nostro Sistema sanitario nazionale».

In Italia A livello nazionale l’indagine della Federazione, basata sulle risposte di oltre duemila professionisti, ha messo in evidenza che soffre di sindrome da burnout il 52% dei medici e il 45% degli infermieri che prestano la loro opera nei reparti ospedalieri di medicina interna, quelli che da soli assorbono un quinto di tutti i ricoveri in Italia. Un problema che rappresenta una minaccia anche per i pazienti dato che lavorare quando si è in burnout significa alzare di molto le possibilità di commettere un errore sanitario, che in Italia sarebbero in tutto circa 100 mila l’anno. A influire sullo stato di stress cronico è anche il fattore età, visto che sotto i trent’anni la percentuale di chi è in burnout cala al 30,5 per cento.

I rischi La sindrome ovviamente influisce anche sulla salute dei professionisti. «L’influenza del burnout sulle malattie professionali è un fatto oramai acclarato dalla letteratura scientifica», afferma Francesco Dentali, presidente Fadoi. «Il rischio di infarto del miocardio e di altri eventi avversi coronarici è infatti circa due volte e mezzo superiore in chi è in burnout, mentre le minacce di aborto vanno dal 20 per cento quando l’orario di lavoro non supera le 40 ore settimanali salendo via via al 35 per cento quando si arriva a farne 70. Evento sempre meno raro con il cronico sottodimensionamento delle piante organiche ospedaliere». 

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