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sabato 28 maggio - Aggiornato alle 18:13

In Umbria più di un bambino su dieci vive in condizioni di povertà relativa

Quanto spendono i Comuni per nidi e servizi, Save the Children: «In Italia infanzia a rischio estinzione»

Bambini durante il gioco

di C.F.

In Umbria più di un bambino su dieci vive in condizioni di povertà relativa. E analogo è il rapporto per i ragazzi tra 18 e 24 anni che non hanno concluso il ciclo di studi. I dati emergono XII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia elaborato da Save the Children secondo cui se per anni si è detto che l’Italia non è un paese per bambini, dopo un decennio di lento declino, il nostro paese sembra diventato uno di quelli in cui l’infanzia è a rischio estinzione.

Povertà relativa per più di un bimbo umbro su dieci Il dossier diffuso dall’associazione, che in questo senso lo ha titolato Il futuro è già qui, fotografa anche la situazione umbra dove il 13 per cento dei minorenni vivono in una condizione di povertà relativa, mentre le diseguaglianze e la povertà educativa diventano un fenomeno con cui si fai conti fin dalla primissima infanzia.

Spesa Comuni per nidi e servizi Dall’Atlante, infatti, emerge anche che meno di un bimbo su cinque, precisamente il 17,2 per cento, usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, a fronte comunque di una media nazionale anche più bassa, che si attesta al 14,7 per cento. Di riflesso la spesa media pro capite per ogni bimbo con meno di 3 anni in Umbria si attesta in media a 1.109 euro a fronte dei 2.481 della provincia di Trento, ma anche dei 149 euro dei Comuni della Calabria.

Tempo pieno e mense L’Umbria, però, è indietro sulla media nazionale per quanto riguarda i bimbi in età da scuola primaria. Secondo Save the Children, infatti, nella provincia di Perugia il 26,2 per cento delle classi beneficia del tempo pieno, mentre in quella di Terni  il 30,2 per cento, a fronte di una media nazionale del 36,3 per cento. Di conseguenza i bimbi umbri che frequentano le mense scolastiche sono mediamente di meno dei coetanei italiani: nel paese, infatti, la media è del 56,1 per cento, mentre in Umbria si va dal 43,1 per cento di Perugia al 43,5 per cento di Terni.

Adolescenti e giovani Nel rapporto, poi, viene anche evidenziato come i ragazzi e le ragazze umbre tra 18 e 24 anni che non studiano né hanno concluso il ciclo di istruzione, si tratta dei cosiddetti early school leavers, hanno raggiunto l’11,2 per e del cento a fronte del 13,1 per cento italiano e del 9,9 per cento europeo. Analogamente i giovani tra 15 e 29 anni che non lavorano, non studiano né sono inseriti in percorsi di formazione in Umbria sono il 18,7 per cento, mentre in Italia i Neet, che significa appunto Not in education, employment or training, sono il 23,3 per cento a fronte di un dato europeo del 13,7 per cento.

Il monito di Save the Children «Siamo di fronte a un domani incerto: da un lato c’è un futuro che rischia di essere compromesso dalla crisi economica, educativa, climatica, dall’altro sembra esserci la miopia della politica che in questi ultimi decenni non ha investito a sufficienza sul bene più prezioso del nostro paese, l’infanzia» ha commentato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children Italia, rilevando come «in Italia si contino 1,3 milioni minori in povertà assoluta e la percentuale di Neet più alta d’Europa, con un esercito di giovani che non sono messi nelle condizioni di contribuire attivamente allo sviluppo del Paese, senza dimenticare che povertà e assenza di educazione sono il terreno perfetto per attrarre risorse nelle mafie organizzate». In questo senso va il monito di Fatarella secondo cui «ascoltare le istanze di bambine, bambini e ragazzi è un imperativo: si aspettano una società diversa e dobbiamo renderli protagonisti di questo cambiamento. Il tempo delle parole è passato e ora bisogna immediatamente impegnarsi in politiche concrete a favore dell’infanzia: i fondi dedicati alla Next Generation sono risorse importanti che possono trasformare le parole in realtà ed è un’occasione che non possiamo perdere».

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