Un reparto dell’ospedale di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

In Umbria ben cinque reparti di cardiologia su sei sono senza un primario. Le strutture in questione sono quelle degli ospedali di Terni, Città di Castello, Orvieto, Foligno, Gubbio e Perugia; in cinque cardiologie su sei c’è dunque un «facente funzioni» e non un vero e proprio primario; problema che riguarda molte altre strutture in giro per l’Umbria. Una regione che «detiene un nuovo record sanitario – dice sul punto il segretario del Pd Tommaso Bori -, ma negativo: cinque cardiologie su sei non hanno un primario. Chi guida la regione dal cuore verde, non ha evidentemente così tanto a cuore, il cuore degli umbri».

Il caso E al Santa Maria della misericordia nelle ultime ore a tenere banco è proprio il concorso per individuare il primario di cardiologia. L’Azienda ospedaliera ha pubblicato l’esito dei colloqui, sulla base del quale risulta che i due unici partecipanti (Gianluca Zingari e Maurizio Del Pinto) hanno ottenuto un punteggio di 15, risultando quindi non idonei dato che si parte da un minimo di 21 per arrivare a un massimo di 30. Oltre a questi due nomi c’era un terzo concorrente proveniente da fuori regione: il nome è quello del 47enne Leonardo De Luca, che a metà gennaio risultava fra i tre ammissibili alla selezione. A fine dicembre però De Luca, specializzato in cardiologia interventistica, ha lasciato il San Camillo di Roma accettando l’incarico di primario al San Matteo di Pavia, senza quindi partecipare alla selezione.

Umiliazione Parlando del concorso e dell’esito Bori sottolinea che di tratta di «due professionisti stimati e di grande esperienza, oltre che riconosciuti a livello nazionale. Per altro, entrambi con ruoli di direzione come responsabili uno dell’emodinamica e l’altro dell’aritmologia». «Sospettiamo dunque che – attacca Bori – nei pensieri della giunta Tesei, ci fosse un terzo professionista, magari più gradito, proveniente da fuori regione. Ma la sorte ha voluto che non essendosi presentato il predestinato alla selezione, dato che, nel frattempo, è divenuto primario della cardiologia in un’altra regione, si sia preferito umiliare tutti gli altri candidati con una bocciatura che grida vendetta. Uno smacco vergognoso – conclude – che medici che hanno dedicato la propria vita professionale ai pazienti e alla sanità pubblica non meritano. Abbiamo pertanto già presentato un accesso agli atti per verificare la regolarità di ciò che è accaduto». Di «ennesimo smacco» e di «certificazione della scarsa competitività e attrattività di quello che è stato per lungo tempo un’eccellenza» ha parlato invece mercoledì la capogruppo in consiglio regionale Simona Meloni. «Due professionisti – dice poi a proposito dei “bocciati” – che lavorano a Perugia da oltre 30 anni, che hanno mandato avanti con competenza e professionalità la struttura ma vengono ritenuti non idonei: un’umiliazione inaudita verso il personale che ha investito la vita nell’attività pubblica, che non meritava». 

La replica Nulla di tutto ciò per il collega della Lega Stefano Pastorelli che, pur non entrando nella ricostruzione della procedura, sottolinea che il Pd «non ha imparato nulla da Concorsopoli». «Secondo i due esponenti del Pd – continua – probabilmente la giunta Tesei avrebbe dovuto far prevalere una determinata volontà nell’ambito di concorsi pubblici nella sanità, è qualcosa che richiama a un modus operandi del passato al quale evidentemente le “nuove leve” della sinistra non vogliono rinunciare. Quel modo di fare ormai non esiste più, esiste il merito e la trasparenza, ma a quanto pare non è cosa gradita al Pd».

La classifica Intanto come sottolinea l’Azienda ospedaliera in una nota, l’ospedale perugino si piazza al 39esimo posto nella classifica internazionale «World’s Best Hospital 2024 – Italy» di Newsweek, salendo di quattro posizioni rispetto al 2023 (43esimo posto) e di nove rispetto al 2022 (48esimo); 130 in tutto le strutture d’eccellenza presenti nella graduatoria, stilata sulla base di un sondaggio online di oltre 85 mila esperti, secondo parametri definiti tra cui il livello e la qualità di cure, ricerca e trattamenti e questionari standardizzati e convalidati completati dai pazienti per misurare la percezione del loro benessere e del miglioramento di qualità della vita. Risultati che per il direttore generale dell’Azienda Giuseppe De Filippis sono il frutto «di una pianificazione strutturata e del grande lavoro di squadra messo in campo ogni giorno da tutti i dipendenti».

Stabilizzazioni Sempre giovedì l’Azienda ha reso noto che è in corso la stabilizzazione di 134 operatori sanitari, amministrativi e tecnici dell’area del comparto e della dirigenza; in 122 casi si tratta di personale precario, in particolare Oss (40), collaboratori amministrativi (30) e infermieri (12). «Con queste assunzioni – dice De Filippis – si conclude un percorso sul quale abbiamo investito molto con l’obiettivo di ridare a questa azienda le risorse umane stabili di cui aveva bisogno. Vorrei sottolineare che oltre il 90 per cento del personale dipendente ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e queste stabilizzazioni riducono al minimo fisiologico il contingente dei precari con contratti a tempo determinato. Si tratta del minimo necessario per garantire flessibilità».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.