
di Daniele Bovi
Il federalismo demaniale viaggia a ritmo serrato verso l’approvazione e «regala» all’Umbria le briciole di un immenso patrimonio statale. Dopo quella pubblicata all’inizio della scorsa estate, si scopre infatti che sono 171, per un valore di inventario pari a 12 milioni di euro, i beni approvati nella lista definitiva dell’Agenzia del demanio dopo l’esclusione di 39 cosiddetti «non trasferibili», ovvero quegli immobili «appartenenti al patrimonio statale in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali». Perlopiù caserme delle forze dell’ordine o, in genere, strutture destinate allo svolgimento di compiti istituzionali.
Cos’è e come funziona Su questa lista e sulle relative esclusioni ora dovrà pronunciarsi la conferenza unificata, probabilmente entro il 20 gennaio, e poi da lì sarà il governo a scegliere a quale regione, provincia o comune destinare i vari immobili. Questi poi avranno sessanta giorni di tempo per decidere se accettare o meno e per comunicarlo al demanio. Fatti salvi eventuali futuri decreti della Presidenza del consiglio dei ministri per «allargare» il catalogo dei beni, gli enti a quel punto saranno liberi di scegliere come valorizzare il bene a loro assegnato. In caso di accettazione gli enti locali potranno tenerlo, valorizzarlo mettendolo a reddito o, in caso, venderlo. In questo caso il 75% del ricavato dovrà essere impiegato dall’ente per ridurre i propri debiti, mentre il restante 25 verrà «girato» allo Stato per un fondo che servirà a sua volta a ridurre il debito nazionale. La filosofia alla base di questo provvedimento vuole che gli enti territoriali siano in grado di gestire e di valorizzare meglio questi beni pubblici: il governo lo chiama «federalismo di valorizzazione». Molti, invece, ci vedono la svendita dei beni dello Stato.
LA PRIMA LISTA DI QUEST’ESTATE
Briciole federaliste In Umbria in verità si possono dormire sonni tranquilli. Perlopiù infatti la lista è composta da beni di piccolo valore come appezzamenti di terreni, abitazioni, ex alvei di fiumi e torrenti ed ex aree occupate dai tracciati ferroviari come quello da Arezzo a Fossato di Vico, che insiste sui comuni di Gualdo, Umbertide e Fossato. Tanto per intendersi, fiumi o bacini idrici non rendono praticamente nulla mentre rappresentano un costo notevole per le amministrazioni. Palazzi o altri beni di pregio, di cui la lista è assai povera, rappresentano invece una occasione ghiotta. Benché, va detto, il cosiddetto valore di inventario può risultare assai inferiore a quello reale di mercato: scorrendo la nuova lista si scopre come i pezzi più «pregiati» siano, ad esempio, un ex albergo di Assisi (640 mila euro), il Lido Arezzo di Castiglione del Lago (544 mila euro), la zona ovest dismessa dalle autorità militari dell’aeroporto di Foligno (1,5 milioni di euro), il Palazzo dell’Arcone di Spoleto (986 mila euro) e, a Terni, l’ex deposito di munizioni Sabbione (1,2 milioni di euro). Davvero poca cosa.
LA LISTA DEFINITIVA DEL DEMANIO
Perugia e Terni Emblematico il caso di Perugia: sommando il valore di inventario di tutti i potenziali beni si arriva ad appena 404 mila euro. Non più tardi del 10 novembre scorso il sindaco della città affrontava il tema del federalismo demaniale in vista di un’assemblea Anci. Boccali si chiedeva quali fossero stati i criteri alla base delle scelte e perché, in alcuni casi, siano stati ceduti ai Comuni beni importanti e, in altri, immobili fatiscenti. La lettura dell’ultima lista non lo renderà di certo più felice. Rispetto a quella «estiva» infatti è scomparso l’unico bene «di pregio» presente, ovvero quattro fabbricati di via Bonfigli per un valore di 1,2 milioni di euro. Tanto per dire, gli immobili più preziosi sono un’ex casa del Fascio di combattimento a Pila (valore 176 mila euro) e il rifugio antiaereo sotto il palazzo della Provincia (74 mila euro). Non molto meglio va a Terni, che senza l’ex deposito di munizioni si vedrebbe assegnati immobli con un valore di inventario pari ad appena 700 mila euro.
LA LISTA DEI BENI NON DISPONIBILI
Terreni a pascolo cespugliato E così, tra terreni «a pascolo cespugliato» e «a bosco ceduo», ex case cantoniere, ricoveri antiaerei (non si sa mai), ex campi sportivi militari e «relitti stradali» va in scena il federalismo dei poveri: ad Assisi beni per 665 mila euro, a Bastia per 166 mila, a Città di Castello per 567 mila, a Foligno per 2,2 milioni, a Gubbio per 760 mila, a Spoleto per 1,7 milioni, a Umbertide per 354 mila, a Narni per 244 mila e a Orvieto per 424 mila. Il totale, come detto, fa 12 milioni e tante arrabbiature per gli amministratori locali dell’Umbria.
