di Maurizio Troccoli

Molti degli eventuali sfollati di Napoli, per l’attività del Vesuvio, dovranno essere accolti in Umbria. E’ quanto prevede il Gemellaggio dei Comuni Flegrei e di quelli Vesuviani, con le regioni italiane ospitanti. Risale al 2014, mentre è nel 2019 che sono stabilite le quote. All’Umbria tocca il 50% dell’intera popolazione volontaria del Comune di Bacoli e integralmente quella del Comune di San Gennaro Vesuviano. Gli abitanti di Bacoli, sono, da condividere con la Regione Marche.

Il piano di evacuazione scatterebbe con l’acuirsi dell’attività di bradisismo, sollevamento o abbassamento del suolo dovuto alla vivacità vulcanica, o nella malaugurata ipotesi di una eruzione del vulcano. Il ministro per la protezione civile Nello Musumeci, è a lavoro sul decreto legge per l’eventuale esodo. Potrebbe essere presentato nella serata odierna di giovedì, al Consiglio dei ministri convocato per le ore 20.

Dal Comune di Bacoli, in Umbria, potrebbe arrivare un potenziale massimo di 13mila persone, atteso che l’intero Comune ne conta 26 mila, mentre da quello di San Gennaro Vesuviano, un potenziale massimo di 11.900, quanti sono gli abitanti. Sono le uniche cose certe ad oggi perché, sul piano operativo, dall’Umbria come dalle altre regioni d’Italia coinvolte in un eventuale piano di evacuazione, non ci sono segnali di operatività.

Ad esempio, in Umbria non sono ancora note quali sono le aree dell’eventuale accoglienza. Tanto meno esiste un piano redatto o in itinere. Non si sa neppure in quali strutture andrebbero ospitate potenziali migliaia di persone: se cioè in alberghi da requisire, in campi tende da montare, o in strutture dismesse dello Stato. Tanto meno sono nominati i referenti dei Comuni che si coordinano con la protezione civile ospitante al fine dell’organizzazione.

Non risultano i passaggi intermedi che si ritengono fondamentali, atteso che ospitare migliaia di persone non significhi soltanto servizi di assistenza quotidiana, cosa automatica, quanto garanzie di integrazione, dal punto di vista della scuola, ad esempio, ma anche della sanità e dell’assistenza medica, oltre che dell’occupazione.

Occorrerebbe, ad esempio, definire lo standard per il passaggio dei dati dei cittadini, da quelli anagrafici a quelli sanitari: questa operatività come quella del monitoraggio semestrale delle attività sarebbero dovute iniziare già da 4 anni per la nostra come per le altre eventuali regioni ospitanti. La protezione civile dell’Umbria è tuttavia in attesa di indicazione del dipartimento nazionale. Non si conoscono, al momento, quindi dettagli sui Comuni di accoglienza, su un eventuale hub e sulla tipologia di strutture da predisporre.

Intanto dalla bozza del decreto legge che il ministro Musumeci ha condiviso con le Regioni e il Governo si apprende che oltre alla individuazione delle coperture finanziarie per il piano di evacuazione, il provvedimento prevede un monitoraggio della vulnerabilità delle strutture per la predisposizione delle opere di rafforzamento, oltre che un rafforzamento delle strutture di protezione civile e i piani di comunicazione delle allerte che coinvolgeranno anche le scuole.

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