di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi
Quanto tornerà nelle tasche degli umbri in caso il governo Letta, come promesso nel discorso programmatico, sospenderà il pagamento della rata Imu di giugno sulla prima casa? A fare i conti è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo il quale le famiglie della regione risparmierebbero 97 euro contro i 110 della media nazionale. Una cifra che appare poca cosa rispetto ai problemi economici contro i quali gli umbri devono combattere ma tant’è. Sempre secondo l’analisi dell’ufficio studi degli artigiani mestrini in caso di abolizione dell’Imu, la promessa più forte fatta da Berlusconi in campagna elettorale e intorno alla quale il giovane governo Letta rischia di avvitarsi, il risparmio per le famiglie che l’hanno pagata sulla prima casa sarebbe pari a 195 euro contro i 220 della media italiana.
Le regioni A beneficiare maggiormente dell’eventuale sospensione sarebbero le famiglie laziali: con il mancato pagamento della prima rata le famiglie risparmierebbero 229 euro e nell’arco dell’anno 457. Al secondo posto la Liguria dove il gettito complessivo nel 2012 è stato di 170,1 milioni di euro, per cui il mancato pagamento a giugno farebbe risparmiare 147 euro e, in caso di abolizione, 295. Al terzo posto si piazzano le famiglie piemontesi: dopo aver pagato l’anno scorso 379,5 milioni di euro, a giugno risparmieranno 137 euro, 274 euro su base annua. Poi ci sono Emilia Romagna (137 euro), Toscana (135), Valle d’Aosta (114), Veneto (105), Trentino (105) e poi l’Umbria. Ultima la Calabria con un ipotetico risparmio, a giugno, di 28 euro.
IL GETTITO IN TUTTI E 92 I COMUNI UMBRI*
Rischi per le imprese «In linea generale – sottolinea Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – la proposta di togliere l’Imu sulla prima casa è condivisibile. Tuttavia, appare doveroso segnalare che corriamo il rischio di incorrere in nuovi rincari sulle attività produttive. Dato che il gettito della prima casa finisce interamente nelle casse dei Comuni, c’è la possibilità, a fronte di questa mancata entrata e di un eventuale ritardo nell’applicazione delle misure compensative, che molti sindaci aumentino le aliquote sugli immobili ad uso produttivo. Uno scenario che dobbiamo assolutamente scongiurare visto che con l’Imu le imprese hanno subito un aggravio medio, rispetto a quanto pagavano con l’Ici, fino al 154%. Da evitare poi l’aumento dell’Imu sui capannoni previsto per il 2013: con un più 5 punti del coefficiente moltiplicatore, che salirà da 60 a 65, l’Imu sui capannoni costerà alle imprese italiane circa 270 milioni di euro in più rispetto a quanto versato nel 2012».
Così in Umbria nel 2012 Complessivamente gli umbri nel 2012 hanno sborsato 320 milioni di euro, di cui 56 per la prima casa mentre i 329 mila che hanno contribuito per tutti gli altri immobili esclusa la prima casa, l’esborso è stato in media di 571 euro. Assisi realizza il record del «salasso» sulla prima casa, lasciando a Piegaro quello su tutti gli altri immobili. La città serafica ai circa 9 mila proprietari di prima casa ha chiesto 273,43 euro facendo uscire dalle tasche dei contribuenti oltre 2,4 milioni di euro, appena 300 mila euro in meno di quelli versati da Foligno dove i proprietari di prima casa sono il doppio, 18.592. A fare la differenza, in entrambe le giunte che non hanno ritoccato all’insù l’aliquota base (0.4%), sono naturalmente le rendite catastali degli immobili, in media più elevate ai piedi della basilica di San Francesco che nella città della Quintana.
I timori dei sindaci In vista della possibile sospensione di giugno i sindaci sono in allarme perché ci vogliono risorse per coprire i mancati incassi. Mercoledì in una riunione dell’Anci che si è tenuta a Roma il ministro Graziano Delrio, fino a pochi giorni fa al vertice dell’Associazione nazionale dei comuni, ha spiegato che «a breve il governo avrà degli incontri con l’Anci sui temi di carattere fiscale ancora sul tappeto a cominciare dall’Imu». Mercoledì e giovedì i primi incontri di tipo tecnico, poi quello con il ministro dell’Economia Saccomanni ma al fondo, in caso di sospensione, rimane la richiesta dei comuni di prevedere adeguate coperture per scongiurare la crisi di liquidità dei municipi.
*Le prime tre colonne si riferiscono alla prima casa, le altre tre agli altri immobili
