Le esportazioni di vino umbro all’estero hanno raggiunto nel 2010 quota 23 milioni di euro, con un aumento del 17,9 per cento, rispetto all’anno precedente. È quanto riferisce Coldiretti Umbria in occasione della giornata inaugurale del Vinitaly, il più importante appuntamento del settore apertosi a Verona e al quale partecipa anche una nutrita rappresentanza di aziende agricole della regione.

I dettagli Secondo gli ultimi dati Istat sul commercio con l’estero nel 2010, il vino made in Umbria ha oltrepassato la cifra di 23.000.000 di euro, il 17,9 per cento in più rispetto ai 19.564.000 di euro del 2009. Il tutto mentre per la prima volta nella storia le esportazioni di vino a livello nazionale hanno sorpassato in valore i consumi nazionali, secondo una ricerca presentata da Coldiretti.

Coldiretti chiede più internazionalizzazione «Il settore vitivinicolo umbro rappresenta al meglio la qualità delle produzioni agricole della nostra regione – sottolinea Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria – che debbono essere sempre più valorizzate sia nei mercati nazionali che internazionali, dove la concorrenza è in continua crescita. Gli ultimi dati sulle esportazioni di vino – aggiunge Agabiti – sono in aumento, ma vanno potenziati gli sforzi di tutti gli addetti al settore, visto che in Umbria è ancora scarsa la quantità di prodotto destinata ai mercati esteri. Vanno quindi rafforzate tutte le misure volte all’internazionalizzazione delle nostre imprese vitivinicole e agroalimentari in genere, indirizzando l’impegno del sistema delle imprese e delle Istituzioni in maniera comune, condivisa e coordinata, evitando frammentazioni negli interventi. Un più stretto connubio inoltre, tra imprese agroalimentari e territorio – conclude Agabiti – non può che accrescere il brand Umbria, sia in Italia che all’estero».

Secondo una ricerca presentata da Coldiretti al Vinitaly, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica, bioenergie.

Le proposte umbre a Verona Come settimo settore dell’agroalimentare, pari al 6 per cento del comparto, il vino sta assumendo un ruolo economico e produttivo sempre più importante nell’agricoltura umbra. In un momento difficile, caratterizzato da una forte volontà di rilancio del settore, i numeri ci sono, la qualità anche, e su questa base si aprono ampi spazi di miglioramento, sia per un aumento di valore della produzione, sia per quanto riguarda le prospettive di commercializzazione del prodotto sui mercati internazionali, soprattutto in quelli emergenti. L’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte del comparto è stata colta dall’assessore all’agricoltura della Regione Umbria, partecipando, presso il padiglione dell’Umbria al “Vinitaly” 2011 di Verona, alla presentazione del volume “OliVino” di Matteo Grandi, una raccolta di itinerari enoturistici in Umbria, dove il vino e l’olio sono l’occasione non soltanto per visitare cantine e frantoi, ma per accedere da turisti alle meraviglie paesaggistiche, storico-artistiche e dell’artigianato della regione. Al dibattito hanno preso parte Avelio Burini, presidente regionale delle “Strade del Vino e dell’Olio” e Sara Goretti, vicepresidente del “Movimento del Turismo del Vino”, un comparto – è stato sottolineato – di grande interesse, che rappresenta il 17 per cento dei flussi turistici complessivi.

Le cifre «L’Umbria – secondo i dati relativi al 2009, contenuti in un “report” illustrato dall’assessore regionale all’agricoltura – produce circa 987 mila ettolitri, per un valore pari a 33 milioni di euro, dei quali il 47 per cento è rappresentato da vini bianchi, il 53 per cento da vini rossi e rosati. È una produzione in forte ripresa (+17 per cento, di cui +19 per cento a Perugia, + 13 per cento a Terni) rispetto ai dati del 2008. La superficie “Doc-Docg” (che conta 2 “denominazioni di origine controllata e garantita” e 11 “denominazioni di origine controllata”) ammonta a 8 mila ettari, per un totale di 3 mila 300 aziende. E pur esistendo la possibilità di rivendicare per zone più vaste le produzioni “Doc-Docg” (comunque aumentate, nell’ultimo anno preso in esame, del 16 per cento), in Umbria si preferisce “declassarle” ad “Igt” (Indicazione Geografica Tipica, una classificazione che ha fatto registrare un balzo in avanti del 25 per cento in un anno, fino ad assommare al 40 per cento dell’intera produzione umbra), o addirittura a venderle come vino comune. Si aprono quindi – sostiene il “report” – notevoli spazi per un aumento del valore della produzione dell’Umbria, attraverso il sostegno di adeguate strategie di “marketing”».

Così come per l’aumento del valore della produzione – sottolinea il “report” presentato dall’assessore all’agricoltura -, prospettive notevoli si aprono anche per la diffusione dei vini dell’Umbria nei mercati internazionali, dove il vino è sinonimo di “consumo affluente” e di “qualità della vita”, in paesi come gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna, il Canada, la Svizzera, ma soprattutto in quei paesi dalle economie ormai ben più che emergenti, che vanno sotto la sigla “Bric”: Brasile, India, Russia e Cina. Dopo aver partecipato alla cerimonia d’inaugurazione di “Vinitaly 2011” con i ministri Romano e Galan e gli assessori regionali all’agricoltura, l’assessore regionale ha compiuto una lunga visita presso lo “stand” dell’Umbria (allestito dalla cooperativa “Umbria Top”) e presso gli spazi espositivi delle Cantine Caprai, Lungarotti, Goretti ed altri. “È sempre positivo – ha detto – rendersi conto direttamente dei problemi dalla viva voce dei produttori”.

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