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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 16:15

Il Trasimeno si prosciugherà entro la fine del secolo: lo studio dell’Università di Perugia

Senza nuove adduzioni, destino segnato. Chiodini: «Avanti con progetto Valfabbrica»

Andamenti osservati e previsti per il livello idrometrico del lago Trasimeno nel periodo 1963-2090. Le proiezioni sono basate su ipotesi climatiche mediane (Scenario 1) e min-max (Scenari 2 e 3) ottenute utilizzando le proiezioni IPCC per l’Europa meridionale e mediterranea (scenario A1B). (Da Ludovisi e alia, "Biologia Ambientale" 2014)

di Giacomo Chiodini*

Oggi il Trasimeno misura circa 95 centimetri sotto lo zero idrometrico. È un dato allarmante. Dall’inizio di settembre sono stati recuperati appena venti centimetri d’acqua. Un autunno secco consegna alla stagione invernale un lago con il peggior dato idrometrico dell’ultimo decennio. Bisogna infatti risalire al 2012 per trovare un mese di gennaio con un livello così basso. Dopo quel 2012 arrivò un incredibile recupero con il triennio 2013-2015 straordinariamente generoso di piogge. Oggi come allora è però difficile prevedere cosa avverrà nel breve-medio termine, mentre le proiezioni di lungo termine – applicando i principali modelli predittivi sul cambiamento climatico – evidenziano un concreto rischio di prosciugamento entro la fine del secolo.

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Dal brainstorming accademico ai progetti di ricerca dell’Università A intrecciare le sorti del Trasimeno con le tendenze del cambiamento climatico mondiale è stato un team dell’Università di Perugia guidato dal docente Alessandro Ludovisi del dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie; una squadra multidisciplinare che comprende anche gli studiosi Elda Gaino, Michele Bellezza e Stefano Casadei. Si tratta di una pubblicazione del 2014 che sarà a breve aggiornata con nuovi dati in grado di produrre quindi modelli ancora più precisi. Del lavoro di Ludovisi e collaboratori si è discusso nel tavolo “Gestione, qualità del territorio e biodiversità”, nell’ambito della più ampia serie di incontri sul lago promossa dal Rettore Maurizio Oliviero e coordinata dal professor Daniele Parbuono. Un’occasione di confronto straordinaria sul Trasimeno che porterà nei prossimi mesi a specifici progetti di ricerca su molteplici tematiche di attualità.

Andamenti osservati e previsti per il livello idrometrico del lago Trasimeno nel periodo 1963-2090. Le proiezioni sono basate su ipotesi climatiche mediane (Scenario 1) e min-max (Scenari 2 e 3) ottenute utilizzando le proiezioni IPCC per l’Europa meridionale e mediterranea (scenario A1B). (Da Ludovisi e alia, “Biologia Ambientale” 2014)

Tre scenari per il Trasimeno: solo uno “salva” il lago Lo studio in questione – dal titolo “Impatto dei cambiamenti climatici sul lago Trasimeno: tratti storici e prospettive future” – propone tre scenari (vedi grafico) ricavati sulla base di proiezioni climatiche dell’International panel on climate change (Ipcc). Queste – come è noto anche dal dibattito che sta attraversando le opinioni pubbliche di tutto il mondo – indicano come estremamente probabile l’instaurarsi di condizioni siccitose nell’area mediterranea nel corso del secolo attuale. Tenendo conto di tali dati il rischio che il lago possa andare incontro a severe crisi idriche in un futuro prossimo appare elevato. Talmente probabile che in due dei tre scenari proposti il Trasimeno andrebbe a prosciugarsi entro il 2075. Nello Scenario 3 addirittura prima del 2050. “Le tre proiezioni – è spiegato – sono state generate considerando combinazioni delle proiezioni di cambiamento climatico mediane (Med), minime (Min) e massime (Max) delle principali variabili meteorologiche (precipitazioni e temperatura dell’aria), nell’assunzione di completa impermeabilità del bacino lacustre.

• Scenario 1: Mediana per temperatura e precipitazioni (TMed-PMed);
• Scenario 2: Minima per temperatura e massima per precipitazioni (TMin-PMax);
• Scenario 3: Massima per temperatura e minima per precipitazioni (TMax-PMin).
Tale configurazione permette di esplorare uno spettro di variabilità climatica ragionevole, fornendo al contempo una misura dell’incertezza associata alle proiezioni mediane dell’Ipcc.

Le modalità di stima utilizzate Entrando nel merito dell’elaborazione – consultabile integralmente a questo link – l’obiettivo è quello di immaginare gli “effetti dei cambiamenti climatici sul livello idrometrico del lago Trasimeno utilizzando un modello idrologico di tipo lumped (Ubertini et al., 2007) che stima il bilancio idrico lacustre in funzione delle variabili metereologiche. Previa calibrazione e validazione, il modello è stato applicato a fini predittivi utilizzando le proiezioni climatiche dell’Ipcc (Christensen et al., 2007) per l’Europa meridionale e mediterranea. I dati mensili delle variabili meteorologiche registrati nel periodo di riferimento (1980-1999) sono stati replicati fino al 2090 e le variazioni previste, differenziate per stagione, sono state aggiunte alle repliche assumendo un tasso di variazione costante”. Con l’obiettivo di esaminare l’efficacia di diverse misure di mitigazione, gli Scenari sono stati anche combinati con le seguenti ipotesi gestionali, attualmente ritenute praticabili: Mitigazione 1: mantenimento delle misure restrittive sui prelievi a 30 mm anno; Mitigazione 2: mantenimento delle misure restrittive sui prelievi a 30 mm anno + adduzione di 6 milioni di metri cubi l’anno da bacino esterno; Mitigazione 3: abolizione dei prelievi + adduzione di 10 milioni di metri cubi l’anno da bacino esterno.

SCARICA LO STUDIO INTEGRALE. IL DOCUMENTO

Conclusioni scientifiche “Solo nell’evenienza dello scenario più ottimistico (Scenario 2) – viene sottolineato nella ricerca – il livello idrometrico del lago è atteso oscillare entro gli intervalli recentemente osservati senza raggiungere condizioni critiche. Nell’eventualità che si realizzino gli scenari 1 e 3, invece, ci si deve aspettare il progressivo depauperamento della risorsa idrica finanche al prosciugamento del lago, nell’arco di alcuni decenni”. Le ipotesi gestionali applicate, le cosiddette “Mitigazioni”, sarebbero – senza includere nel bilancio idrico i prelievi per uso antropico – sufficienti a evitare l’instaurarsi di condizioni idriche critiche nei prossimi 80 anni solo nelle condizioni climatiche dello scenario più favorevole (Scenario 2). Lo studio, scaricabile integralmente, riporta anche una serie di esami relative all’idrochimica e alla biologia lacustre in relazione alla mancanza di ricambio idrico, alla salinizzazione delle acque, all’ispessimento dello strato sedimentario nei fondali e quindi l’interrimento del bacino lacustre. “Tuttavia – si legge nelle conclusioni della ricerca – tali problematiche appaiono del tutto irrisorie se confrontate con i rischi potenziali che corre il lago Trasimeno nelle attuali prospettive di cambiamenti climatici. Alla luce degli scenari simulati – aggiungono gli studiosi – è evidente la necessità di valutare la possibilità di porre in atto delle misure di mitigazione che prevedano allacci idraulici esterni, previa valutazione di fattibilità e impatto ambientale. Tale valutazione risponde alla necessità prevista nel Pnrr di un approccio previsionale agli effetti indotti dal cambiamento climatico. Peraltro, qualora si verificassero le previsioni climatiche più impattanti sul Lago Trasimeno, l’adozione di misure che prevedono l’adduzione diretta di acque esogene potrebbe rivelarsi comunque inevitabile. Occorre – concludono Ludovisi e i collaboratori della ricerca – agire in modo preventivo e urgente, sia in termini attuativi che valutativi, al fine di prevenire crisi idriche e/o impatti ambientali indesiderati legati all’adduzione di acque esogene”.

C’è da salvare il lago Il rischio di veder prosciugato il lago nel 2075, come prevedono gli Scenari 1 e 3 proposti dallo studio è concreto. Così come appare inevitabile che l’estate 2022 sia segnata da un livello minimo sempre più prossimo a quello conosciuto nell’emergenza idrica di inizio millennio. Proprio per questo l’impegno delle istituzioni per ottenere rapidamente – in sede di Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims) – il finanziamento dell’opera di adduzione idraulica del Trasimeno dalla diga di Valfabbrica deve essere massimo. Il progetto – di cui si è già parlato in questo giornale – recupera lo studio del 2003 dei docenti Lucio Ubertini, Piergiorgio Manciola e Stefano Casadei del dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia. La Regione l’ha inserito nelle proposte umbre per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). L’Ente irriguo umbro toscano (Eaut) potrebbe essere il soggetto attuatore. Come sindaco di Magione, assieme ai colleghi dell’area Trasimeno, cercheremo di dare tutto il sostegno necessario perché questa operazione veda la luce prima che sia troppo tardi.

Ludovisi A., Gaino E., Bellezza M., Casadei S., 2014. Impatto dei cambiamenti climatici sul Lago Trasimeno: tratti storici e prospettive future. Biologia Ambientale 28 (2): 33-40.

Ludovisi A., Gaino E., Bellezza M., Casadei S., 2013. Impact of climate change on the hydrology of the shallow Lake Trasimeno (Umbria, Italy): history, forecasting and management. Aquatic Ecosystem Health & Management, 16(2):190–197

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