di Maurizio Troccoli
Tra le numerose trasformazioni volute da Papa Francesco ci sono quelle delle esequie. Intanto il luogo che ha scelto per la sepoltura, ma prima ancora di questo il rito che ha scelto per l’adorazione, da parte dei fedeli delle sue spoglie mortali.
Abolite le tre bare di cipresso, piombo e rovere fin qui previste per la tumulazione di ogni Papa, ha voluto che il suo corpo fosse trattato come quello di qualunque cristiano. Ovvero adagiato in una sola bara in rovere, zincata sugli esterni. Per sua volontà la constatazione del decesso non avviene nella camera del defunto ma nella cappella privata e non più attraverso il rito del martelletto sulla fronte (ma questa pratica era già stata sospesa in precedenza) ma con la consueta constatazione del medico curante alla presenza di cardinali testimoni. Il vero cambiamento tuttavia sta però nella mancata esposizione del corpo al culto dei fedeli secondo la solennità del catafalco. Bergoglio ci ha abituati al ridimensionamento di ogni simbolo o segno a suo avviso eccessivo. Era quasi naturale immaginare che avrebbe cancellato ogni forma di esaltazione del proprio corpo morto. Avvenne con la croce d’oro rifiutata appena indossò per la prima volta la tunica di pontefice, avvenne con le scarpe, con la berretta, con l’appartamento papale, con l’auto e con ancora altri comfort e simboli che Bergoglio ha cancellato per avvicinarsi alla gente. Accade ora con l’esposizione della sua salma che avviene sì, ma non su un catafalco, non su un oggetto da esposizione, ma all’interno di una bara, come per la veglia di ogni defunto cristiano.
La prima esposizione di un Papa al pubblico che venga citata negli archivi risale a Perugia nel 1216. Qui venne esposto il corpo di Papa Innocenzo III. A raccontarlo fu, Giacomo da Vitry, celebre predicatore, nominato vescovo a Perugia dal Papa e poi futuro cardinale. Fino ad allora i Papi venivano sepolti il giorno stesso del decesso, solitamente a sera, ovviamente se la morte fosse sopraggiunta nelle ore della notte o della mattinata. Giacomo da Vitry scrive un episodio che oltre a stabilire la prima esposizione di un pontefice al pubblico, narra la cronaca terribile di come lui stesso vide il corpo del Papa. Ricorda di avere visto la salma esposta all’interno della cattedrale – era la prima cattedrale, precedente a quella attuale, ma esistente nello stesso luogo – derubata dei preziosi paramenti con cui era stata rivestita e il suo cadavere abbandonati in chiesa «quasi nudo» e in «uno stato di avanzata decomposizione». Ovviamente essendo l’esposizione di un pontefice una novità per chi poteva osservarlo, i segni della morte lasciavano sottolineare a Vitry come fosse «breve e vano lo splendore ingannevole di questo mondo». La cattedrale di Perugia fu sede del Pontefice in numerose occasioni durante tutto il secolo del 1200. Qui sono stati celebrati cinque conclavi (Onorio III, 1216, Clemente IV, 1265, Onorio IV, 1285, Celestino V, 1294, e Clemente V, 1305). Alcuni Papi hanno soggiornato per periodi vari a Perugia, trovandovi anche la morte (Innocenzo III, Urbano IV, Martino IV). Un monumento di recente fattura li ricorda all’interno della cattedrale, nel transetto di destra.
De Vitry è anche quello che a proposito di Curia Romana, in quel tempo residente a Perugia, ha parlato di una mondanità non condivisibile. E il parallelismo a Papa Francesco con il giudizio di De Vitry, appare oggi tutt’altro che azzardato: «Avendo frequentato per qualche tempo la Curia, vi ho trovato parecchie cose contrarie al mio spirito. Tutti erano così occupati nelle cose temporali e mondane, in questioni di re e di regni, in liti e processi, che appena permettevano che si parlasse di qualche argomento di ordine spirituale».
Attenzione perché parliamo del periodo del francescanesimo delle origini ed ecco cosa aggiunge de Vitry a proposito: «Ho trovato però, in quelle regioni, una cosa che mi è stata di grande consolazione: delle persone. d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori e sono tenuti in grande considerazione dal papa e dai cardinali».
Quanto invece alla tumulazione di Papa Francesco che come abbiamo appreso verrà a Santa Maria Maggiore, la scelta sarebbe stata compiuta a seguito di un’esperienza spirituale di Papa Francesco. Il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore della basilica di Santa Maria Maggiore ha raccontato che era il periodo nel quale si era a lavoro per individuare lo spazio per la tumulazione di un alto prelato lì. In quell’occasione avvenne uno dei tanti incontri con Papa Francesco che amava ritirarsi davanti all’icona della Madonna facente risalire all’evangelista San Luca. In questa occasione il vescovo chiese al Santo Padre: «Non è che anche lei vorrà la sua tomba qui?» Il Papa gli rispose che su disposizione della Santa Sede i Papi vengono sepolti a San Pietro. Ma dopo una settimana quel vescovo fu chiamata a San Pietro dal Papa che gli confidò come il suo invito precedente fu profetico. E quindi della sua decisione conseguente di essere sepolto lì. Il vescovo gli ha assicurato il luogo più vicino alla sede della Madonna a cui Bergoglio era devoto. La tomba sarà semplicissima una lastra di marmo di pietra ligure, con incisa la stessa croce papale che l’ha accompagnato in questi anni e la scritta Franciscus.
«Mercoledì 23 aprile 2025 alle ore 9.00, la bara con il defunto Romano Pontefice Francesco sarà portata dalla Cappella della Domus Sanctæ Marthæ alla Basilica Papale di San Pietro, secondo quanto previsto nell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis (nn. 41-65)». Lo comunica l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche. «Dopo il momento di preghiera, presieduto da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Kevin Joseph Farrell, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, ha inizio la traslazione. La processione percorrerà la Piazza Santa Marta e la Piazza dei Protomartiri Romani; dall’Arco delle Campane uscirà in Piazza San Pietro ed entrerà nella Basilica Vaticana attraverso la porta centrale. Presso l’altare della Confessione il Cardinale Camerlengo presiederà la Liturgia della Parola, al termine della quale avranno inizio le visite alla salma del Romano Pontefice»
I funerali di Papa Francesco si terranno sabato 26 aprile, alle 10, sul sagrato della basilica di San Pietro. La liturgia sarà presieduta dal cardinale decano Giovanni Battista Re. Lo comunica l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche
Dopo i funerali, il feretro di Papa Francesco sarà portato nella Basilica di San Pietro e da lì nella Basilica di Santa Maria Maggiore per la tumulazione. Lo rende noto l’Ufficio delle celebrazioni liturgiche
