di Maurizio Troccoli
E adesso a chi chiamiamo per verificare le notizie? E’ la prima riflessione rimbalzata nella redazione di Umbria24, appena letta la notizia del saluto del luogotenente Mario Fringuello ai suoi quarantaquattro anni di carriera. Ebbene sì. Ora lo diciamo perchè Fringuello ha onorato il suo impegno per l’arma dei carabinieri, per la polizia giudiziaria della procura di Perugia, per la verità, la sicurezza e la giustizia, a cui ha dedicato la sua vita. E vale la pena in questo saluto affettuoso cogliere l’occasione per una riflessione anche sul diritto dovere di cronaca. Quello messo spesso sotto accusa, ma fondamentale per una società civile al pari del diritto dovere alla sicurezza e alla giustizia. Fondamento quindi della democrazia concreta, quel dovere che a Mario Fringuello non è mai sopraggiunto il bisogno di ricordare o di sottolineare. Una fonte discreta e attendibile per i cronisti che, grazie anche al suo contributo, hanno raccontato i circa 4mila arresti dei suoi anni di carriera e i principali episodi della vita collettiva, degli ultimi decenni. Nei modi e nei tempi opportuni, nelle regole, ma pur sempre nella consapevolezza di tenere legato il bisogno di informazione dei cittadini, ai fatti di rilevanza pubblica. Un grazie sincero lo vogliamo attribuire al luogotenente Mario Fringuello anche per questo contributo di civiltà. Ed ora vogliamo ribadire anche il valore di un uomo dello stato che ha aiutato a fare nascere la sezione di polizia giudiziaria aliquota dei carabinieri a Perugia. Alla guida di quegli agenti dalle cui mani sono passati atti, documenti sensibilissimi per la vita del Paese e per il mantenimento delle istituzioni. Il suo lavoro si è spinto nelle investigazioni più delicate dei grandi fatti scritti nella storia degli ultimi decenni, ma anche nella supervisione delle condotte di dirigenti dello stato, degli operatori del crimine piccolo o grande che sia, con il rigore di chi ha messo al primo posto il dovere del servizio allo stato. Originario di Orvieto muove i primi passi nell’arma il 6 gennaio del 1967, al reparto di Torino. E’ nel pieno delle manifestazioni del 68′ che da esempio delle proprie capacità e abilità nella conduzione del proprio servizio. Negli scontri di piazza Cavour, a Roma, rimase ferito. E’ stato anche caposcorta di Brunetto Bucciarelli Ducci, ex presidente della Camera e giudice costituzionale. Quindi dal 90 in polizia giudiziaria. Io l’ho conosciuto ad una cena dell’associazione Freefly Ali Subasio, di cui è presidente. L’ho conosciuto grazie ad un amico che ha avuto il piacere di condividere qualche volata con lui e con i compagni della sua associazione. Un amico che ho perduto e che però piacevolmente ricordo ogni volta che incontro il luogotenente Fringuello, a cui negli anni passati dovetti dare la notizia dell’addio di quel ragazzo che amava volare con i suoi uomini. E mi sorprese il suo dolore nel sapere la triste notizia di un amico scomparso, nonostante fosse stata una breve compagnia di volo. Mi sorprese dunque l’umanità di chi nella propria vita, di persone scomparse ne avrà viste moltissime, ma che conserva il ricordo anche di un piccolo incontro con un compagno di passione, che amava guardare il modo da lassù.

