Il forum che si è tenuto al Centro camerale «Alessi» (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Perugia è una città che va ripensata». Volendo cercare un filo conduttore, potrebbe essere proprio questo quello del forum organizzato dalla Camera di commercio di Perugia che si è tenuto martedì al Centro camerale Alessi. Tema di discussione, le «prospettive per lo sviluppo della città». Ospiti, oltre Giorgio Mencaroni, presidente dell’ente camerale, l’architetto Nicolò Savarse e il docente di Sociologia dei fenomeni politici Roberto Segatori. Ed è stato proprio Segatori, lungo il dibattito moderato dal giornalista Federico Fioravanti, a ripercorrere le tappe percorse da Perugia negli ultimi decenni formulando poi un’analisi dura e qualche proposta: «Perugia – osserva – vive uno sviluppo straordinario fino agli anni ’70 quando almeno tre elementi hanno concorso a darle un grande splendore, confermandola nell’immagine di città aristocratica e stabile». Dapprima l’istituzione della Regione, poi la crescita economica sull’onda delle due grandi industrie (Perugina ed Ellesse) e, da ultimo, la crescita impetuosa dell’Università con l’arrivo di quasi 40 mila studenti.

Lo smottamento Nel corso degli anni le cose cambiano producendo quello che Segatori chiama uno «smottamento a valle dell’identità cittadina». «Perugia comincia a perdersi – continua -, con progressivi smottamenti che portano fuori dall’area urbana cittadini, attività commerciali e di servizio. E non bastano certo a fronteggiare il fenomeno l’adozione di sistemi di mobilità all’avanguardia, come le scale mobili, che dovrebbero assicurare comunque la vitalità al Centro cittadino. Il peggio è che lo smottamento a valle, superiore a quelle di città simili, ha trascinato fuori dalla città anche i principali centri di attrazione culturale come i cinema, certi luoghi di aggregazione, le librerie. E, peraltro, non sono del tutto sicuro che lo smottamento si sia fermato del tutto. Se così non fosse, la nostra identità continuerebbe a sbiadire».

Politica ed edilizia Sul banco degli imputati salgono le scelte politiche. Segatori individua infatti le responsabilità dello «smottamento» in primis nel «legame particolarmente stretto tra politica ed edilizia, a livello regionale con le cave e a livello locale con il mondo imprenditoriale edilizio. La spinta immobiliare ha trovato una sponda nella politica». A questi vano aggiunte le banche che hanno fornito ‘benzina’ al sistema. «Negli anni ’80 e ’90 – dice Giuseppe Capaccioni, presidente della Consulta per il centro storico intervenuto nel corso del dibattito – le scelte politiche hanno favorito il settore immobiliare». Da mettere nel conto anche le scelte dei perugini «che a un certo punto – dice Segatori – scoprono la rendita immobiliare» e diventano parte dell’ingranaggio del ‘sistema’ legato agli studenti.

Molte responsabilità Secondo Mencaroni le responsabilità sono da dividere tra molti, compresi i commercianti: «La politica – spiega – che ha favorito l’esodo dei residenti dal centro storico, divenuto area per le facili locazioni di immobili, presto interessati da un inevitabile decadimento. E anche le imprese, che prima hanno seguito il richiamo dei centri commerciali esterni, al cui interno non hanno certo evitato la crisi ed oggi ripensano al centro, senza però avere la possibilità di tornarci». Di sicuro «Perugia – dice Marco Pedercini – non può diventare una serie di camere in affitto o un outlet». Se su questa analisi in molti si ritrovano, cosa si può concretamente fare per invertire la rotta? Le strade indicate sono molte.

Più accessibile Per Segatori prioritario è riportare la gente a vivere in centro. Come? Migliorando l’accessibilità, abbassando drasticamente le tariffe dei parcheggi, il recupero di spazi urbani vuoti («ad esempio l’ex carcere che immagino come una sorta di kultur fabrik») e «politiche abitative forti» per la manutenzione non solo degli edifici pubblici ma anche di quelli privati: «Va arrestato – dice – il decadimento residenziale». In più Perugia dovrà essere una città di eccellenza tecnologica, a partire dal wi-fi libero ovunque. «Occorre riportare in centro le famiglie – aggiunge poi Mencaroni – e le attività di supporto alle persone, azzerando le scelte che qualche decennio fa ne stimolarono l’allontanamento».

L’identità Al fondo però emerge anche il tema dell’identità cittadina, quella di una città internazionale e aperta. È davvero così? «Perugia – dice Segatori – deve aprirsi verso l’esterno e dentro le sue mura. La multietnicità è un valore per le città moderne. Nella nostra città al contrario si vive ancora nella separatezza, come l’acqua e l’olio, tra gli autoctoni e gli “altri”. Che spesso finiscono per ritrovarsi occupanti dei centri storici, con i residenti spostati nelle zone residenziali. Spesso gli studenti stranieri mi dicono di non riuscire a parlare coi perugini. Quand’è ché cominciamo a contaminarci? Questa è una città di ‘separatezze ‘ e va fatto un lungo e faticoso lavoro di contaminazione».

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