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sabato 24 ottobre - Aggiornato alle 13:44

Il Comune e l’ipotetico nuovo Curi: «Almeno 20 mila posti. Coinvolgeremo la città». Nodo risorse

Gli assessori Pastorelli e Scoccia: «Nel giro di qualche mese capiremo se sarà fattibile. Nome non in discussione». Al centro il progetto economico-finanziario

Striscione della nord in ricordo di Curi (foto Troccoli)

di Daniele Bovi

Prima ancora di parlare di vero e proprio progetto bisogna capire se il nuovo stadio «Renato Curi» può stare in piedi dal punto di vista tecnico, economico e finanziario. Lunedì pomeriggio il Comune, rappresentato dagli assessori Margherita Scoccia (Urbanistica), Clara Pastorelli (Sport) e dall’ingegner Fabio Zepparelli ha fatto il punto sull’ipotesi del nuovo stadio, senza aggiungere novità rispetto a quanto trapelato settimane fa dopo l’incontro romano con Cassa depositi e prestiti e Credito sportivo. La conferenza stampa (il sindaco Andrea Romizi proprio lunedì ha fatto un secondo tampone e ha deciso precauzionalmente di non intervenire) è quindi servita essenzialmente a lanciare un messaggio dopo le polemiche dei giorni scorsi: se e quando il Comune valuterà che realizzare la struttura sarà possibile – questa la promessa – la città sarà coinvolta.

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Coinvolgimento Recentemente infatti Palazzo dei Priori è finito da più parti nel mirino per l’assenza di informazioni date a proposito di un progetto economicamente e urbanisticamente impattante: «Siamo qui – ha detto Pastorelli – perché era doveroso esprimere in modo diretto e chiaro le nostre intenzioni e assicurare che ci sarà trasparenza nel percorso. Finora ci siamo espressi poco perché è una fase delicata». «Il Curi – ha aggiunto – è una delle strutture più amate di Perugia e che identificano la città: laddove ci fosse un accordo e la capacità di sostenere il progetto coinvolgeremo la città intera». In questo momento però «siamo in una fase interlocutoria» anche se alcuni punti fermi, a partire dal nome che in qualunque caso (restyling o costruzione ex novo) rimarrà quello dell’amatissimo numero 8, il Comune ha voluto piazzarli: rispetto a quanto trapelato settimane fa l’ipotetico nuovo Curi «rispetterà le prescrizioni di Serie A e Uefa», quindi sarà di almeno 20 mila posti a fronte dei 15 mila ipotizzati.

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Sostenibilità Un impianto che dovrà essere in grado di sostenersi da solo per tutto l’anno: «Sarà – hanno detto Scoccia e Pastorelli – una struttura polifunzionale, in grado di ospitare concerti e altre manifestazioni», con aree commerciali «indispensabili se si vuol far camminare lo stadio sulle proprie gambe». I tempi per capire la fattibilità «non saranno biblici. Nel giro di qualche mese – spiega Scoccia – contiamo di chiudere», anche perché ormai il caro vecchio Curi, con 45 anni sulle spalle e troppi acciacchi, viene giudicato obsoleto e continua ogni anno ad assorbire risorse pubbliche notevoli.

Nodo risorse In questo quadro il principale nodo da sciogliere è quello relativo alle risorse: il Comune, secondo la normativa attuale, potrebbe mettere un massimo del 49% ma è chiaro che più questa percentuale si abbassa e meglio è. Sicuramente ci sono i 3,5 milioni messi a bilancio per la convenzione con la società biancorossa, risorse (relative alla manutenzione ordinaria e straordinaria) che però non possono configurarsi come eventuale quota-parte del Comune: «Cdp – ha detto Zepparelli – si propone anche come founder, cercando cioè possibili investitori, anche stranieri; non saremo noi a cercarli. Cdp può attivare una compagine in grado di realizzare e proporre al Comune uno studio di fattibilità».

I problemi Insomma, l’operazione economico-finanziaria è al centro delle riflessioni di queste settimane, con diverse ipotesi sul tavolo. La società di Massimiliano Santopadre, ovviamente, è stata coinvolta «e ha dato completa disponibilità», ma al momento non è chiaro se e in che percentuale contribuirà; nessuna interlocuzione poi c’è stata con imprenditori locali, anche se l’intenzione del Comune «è quella di andare avanti». I dubbi sulla sostenibilità non mancano e uno scoglio è certamente quello dell’attuale categoria, certamente poco appetibile per un investimento che, secondo le stime, si aggirerebbe intorno ai 35 milioni di euro: tornare il prima possibile in Serie B, dopo la sciagurata retrocessione di Ferragosto, sarà una prima pietra sportiva essenziale.

Twitter @DanieleBovi

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