di Maurizio Troccoli
In Umbria si costruisce male e si disperde energia. Non soltanto nell’edilizia residenziale privata, ma anche in quella pubblica ed infine negli edifici pubblici. In un rapporto di Legambiente L’Umbria ed il Comune di Perugia risultano tra i «bocciati« per lo scarso utilizzo di materiali isolanti termici ma anche per l’assenza di «parametri cogenti sull’efficienza energetica nelle leggi regionali», di controlli e di «sanzioni» per coloro che nel costruire non utilizzano tecniche innovative tese al risparmio energetico, ovvero per «mancata certificazione energetica». Legambiente ha compiuto un giro per l’Italia e nello stilare una classifica delle realtà più virtuose ha constatato che un solo edificio su dieci è costruito in maniera efficiente dal punto di vista energetico, posizionando l’Umbria in basso alla classifica.
Gli scenari Insomma nove edifici su dieci, in Italia, presentano evidenti dispersioni di calore, fino al punto di determinare uno spropositato aumento delle bollette di energia ed una dispersione nell’ambiente di energia termica che potrebbe essere risparmiata con piccoli accorgimenti a basso costo. Se si volta lo sguardo agli edifici pubblici poi, il rapporto è di 18 strutture inefficienti su 19. Vale a dire che negli uffici e nelle strutture del settore pubblico i termosifoni vengono spinti al massimo, al di là degli standard sufficienti ad un tepore consono alle attività lavorative, così da determinare aumenti di costo per le pubbliche amministrazioni, quindi più denari sottratti dalle tasche dei cittadini, ed una scarsa sensibilità ambientale che – stando a queste stime – sarebbe più annunciata che concreta. Infatti in questi ultimi anni le amministrazioni pubbliche, come anche quelle umbre, si sono date un bel da fare – sia in campagna elettorale, sia durante le attività amministrative – nella realizzazione e diffusione di slogan e spot pubblicitari tesi a sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali. Tranne poi constatare che nel concreto i buoni propositi non restano che chiacchiere, è il caso di dire, buttate al vento.
La panoramica di Legambiente Sono stati analizzati circa 100 edifici i tutta Italia ed una sola area del Paese è risultata compatibile agli standard di efficienza delle costruzioni in materia energetica. E’ la provincia di Bolzano. Tutte le altre aree del Paese presentano forti elementi di criticità. Tra queste l’Umbria che presenta preoccupanti sacche di inefficienza, in particolar modo sulla qualità delle costruzioni e sulle politiche di controllo e prevenzione, che poi si traducono in qualità di vita ed in benessere se opportunamente praticate, stando al parere degli esperti. Secondo Legambiente, politiche di edilizia residenziale moderne ed ecocompatibili, che non incidono in maniera determinante sulla spesa complessiva della realizzazione degli edifici, potrebbero determinare risparmi notevoli sul condizionamento dei luoghi abitabili, sia d’estate che d’inverno, fino a circa 500 euro l’anno, per le famiglie.
Il giudizio negativo sull’Umbria e su Perugia Il sistema di verifica dell’efficienza energetica delle strutture, utilizzato da Legambiente fa ricorso ad una apparecchiatura tecnologica in grado di fotografare il sito in oggetto, facendo emergere le specifiche aree di dispersione di calore: dalle finestre ai ponti termici, alle intercapedini, alle porte, fino ai materiali di copertura. Si chiama il «termofoto», utilizzato da Legambiente per la campagna di sensibilizzazione «Tutti in classe A». A Perugia sono stati fotografati due edifici, come evidenziato, di nuova costruzione (2000 e 2008), fatto questo che peggiora il giudizio di Legambiente, proprio per i ritardi nel recepire le politiche di indirizzo in campo energetico, rispetto ad avviate e consolidate tecniche di costruzione tese allo scopo dell’efficienza energetica. Un edificio sarebbe quello di un ufficio comunale (come riportato da Legambiente), l’altro di edilizia residenziale pubblica. Entrambi i siti sono stati bocciati per evidenti dispersioni di calore. Così scrive Legambiente nel rapporto sulle due strutture perugine:
Il rapporto «L’edificio residenziale pubblico analizzato, seppur di recente costruzione (2008) presenta i tipici difetti termici fin qui riscontrati». «L’edifico pubblico preso in esame è la sede del Comune di Perugia che pur essendo relativamente recente (2000), presenta diversi criticità termiche, tipiche di molti edifici». «Nell’immagine all’infrarosso della facciata pricipale dell’edificio si delineano anomalie termiche tali da poter distinguere nettamente la struttura portante dalla tamponatura delle pareti. In prossimità degli elementi strutturali, interpiano e pilastri si riscontrano dei ponti termici notevoli. Inoltre sulla base di tutto il perimetro esterno dell’edificio e in corrispondenza della distribuzione verticale dell’impianto termico si rilevano forti dispersioni termiche». «Bocciate per lacune normative: Lazio, Umbria e Valle d’Aosta. Le Leggi Regionali nei primi due casi non prevedono parametri cogenti sull’efficienza energetica come non sono specificati sistemi di controlli e sanzioni in caso di mancata certificazione energetica, anche se un passo in avanti è stato fatto sull’obbligo delle fonti rinnovabili e, per quanto riguarda l’Umbria, sui temi del risparmio idrico e del recupero delle acque piovane».



