di Chiara Fabrizi
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Ricostruzioni, smentite ed equilibri. Sono numerosi i dettagli emersi intorno al caso della Sala Frau, il piccolo cinema di vicolo San Filippo, le cui sorti sono state risollevate negli ultimi due anni da Silvia Quaranta e Carlo Carlini, pronti a uscire di scena dal 31 marzo. Al loro posto l’Archidiocesi, proprietaria del gioiellino, farà accomodare gli operatori della cooperativa Immaginazione (tipo B), collegata alla coop Il Cerchio (tipo A), e già gestore della Sala Pegasus, un altro piccolo cinema recentemente aperto in centro e sempre della Curia.
Sala Frau e Curia Già, perché l’Archidiocesi ha ricevuto un’offerta sostanziosa proprio da Immaginazione, pronta a versare mille euro al mese più il 5% degli incassi nelle casse diocesane, somma che doppia la proposta degli attuali gestori che sulla base degli introiti della sala hanno messo sul tavolo 400 euro mensili. Carlini e Quaranta del resto sostengono che il progetto di valorizzazione iniziato nel 2013 andava, sulla base di un accordo verbale con la Curia, ben oltre il prossimo 31 marzo, anche alla luce dei 65 mila euro investiti, di cui il 35% arrivato da fondi regionali per l’acquisto del videoproiettore digitale. «Diversamente – dicono i due gestori – non avrebbe avuto senso il progetto», anche perché quanto finora fatto resta in mano all’ente autonomo curia arcivescovile, formalmente proprietario della Sala Frau e di cui Carlini è rappresentante legale.
Cooperativa Il Cerchio Dall’Archidiocesi smentiscono in toto: «Non c’era nessun impegno per il futuro, tanto che altri soggetti sapendo che l’accordo scadeva il 31 marzo ci hanno inviato offerte in busta chiusa per la Sala Frau». I vertici del Cerchio contattati spiegano che già tre anni fa Immaginazione aveva presentato invano richiesta per la Sala Frau, ripiegando poi sulla Sala Pegasus «perché – dicono – un cinema è funzionale a una serie di nostre attività, come la formazione di operatori, tuttavia non abbiamo ancora avuto comunicazioni ufficiali dalla Curia sull’esito delle offerte e siamo convinti – è la stoccata – che il cuore della vicenda sia da ricercare nei rapporti tra Curia e attuali gestori». Per ora altri retroscena non ne risultano, con l’Archidiocesi che non dà segnali in questo senso.
Protocollo tra le parti in Comune Dal Cerchio poco si capisce sulla necessità di disporre di entrambe le sale cinema del centro storico, così come ci si sfila dal caso del Protocollo d’Intesa che Immaginazione per Sala Pegasus e Tutta scena (coop di tibo B fondata il novembre scorso da Carlini e Quaranta) per Sala Frau stavano sottoscrivendo col Comune, prima che il caso esplodesse. Già, perché non più tardi del 3 marzo tutte le parti erano sedute al tavolo del municipio insieme ad alcuni funzionari di Palazzo per suggellare una collaborazione, poi travolta dai fatti.
Equilibri E anche se in diversi, specie in municipio, ritengono che l’amministrazione comunale abbia poco a che fare con questa storia, è altrettanto vero che in diversi in città storcono il naso su logiche e dinamiche note, considerate capaci di soffocare l’iniziativa di piccoli soggetti che provano a spendersi per Spoleto e il territorio, salvo poi essere messi all’angolo in base alla regola del più forte. Considerazioni e riflessioni che rimbalzano dalle bacheche Facebook fino ai bar, arrivando alle orecchie degli amministratori comunali, impegnati in queste ore in una serie di interlocuzioni, se non altro utili ad archiviare con qualche chiarimento quel Protocollo d’Intesa.
Assessore Cappelletti: «Non mi piace» Intanto a non tirarsi indietro è l’assessore Antonio Cappelletti, con delega al centro storico: «Apprendo con grande sorpresa la notizia dell’interruzione del rapporto tra la Curia arcivescovile e gli attuali gestori della Sala Frau, poiché – afferma – mi sembra che stessero facendo un ottimo lavoro per il rilancio di quel cinema, offrendo a residenti e turisti che si avventuravano per il centro storico anche in inverno, un servizio che era venuto a mancare. Credo, pur nel rispetto delle libere scelte imprenditoriali della proprietà e dei nuovi gestori, che l’impegno profuso nel rilancio della Sala Frau meritasse maggior attenzione, soprattutto da parte di un soggetto che ha nella sua denominazione l’aggettivo sociale e non certo un core business in sale cinematografiche. Mi sorprende ancor più che ciò sia avvenuto proprio nel momento in cui il Comune si stava adoperando per arrivare a un protocollo di intesa tra i due soggetti e ciò non appare un bel segno nei confronti di un Ente dal quale quella stessa cooperativa, o comunque quella dalla quale promana, trae buona parte del suo lavoro».
Aperitivi letterari erotici Sullo sfondo Hot Antology, aperitivi letterari erotici di scena nella Sala Pegasus, chiesa sconsacrata dell’Archidiocesi. Un comunicato dettaglia il progetto che non è passato inosservato in Curia: «Una sala sufficientemente iniziatica, a metà tra laboratorio astronomico e chiesa profanata. Uno schermo cinematografico su cui scorrono immagini scelte di grandi registi che, nei loro film, hanno flirtato con la letteratura. Sapori, odori, liquori che facilitino l’ascolto e l’introduzione delle parole particolari che saranno distribuite. Un piccolo gruppo di attori che danno voce , anima e respiro alle parole scritte. Questi gli ingredienti che compongono una singolare antologia di letteratura segretamente erotica, arbitraria e lacunosa e ancor di più, perché rispondente unicamente ai gusti ed alle scelte dei lettori che vogliono soltanto testimoniare e diffondere il loro amore per le parole che, come sosteneva Pindaro già nel quinto secolo ac, “hanno vita più lunga dei fatti. Hot antology, non hard antology e dunque: niente voglia di scandalo o di suscitare penose pruderie. Niente Delta di Venere, niente Tropico del cancro, niente letteratura di genere, ma le grandi pagine della grande letteratura europea, che spesso parlano d’altro, e che sottotraccia vibrano di un erotismo sottile e profondo, ben più coinvolgente di qualunque esplicita provocazione voyeuristica. La forza sempre misteriosa della parola a confronto con la perentoria evidenza dell’immagine. Un’inedita versione del piacere, che sorge dal piacere primario della lettura. Un’esplorazione nel mondo della passione, raccontata da chi ne può parlare perché ne ha fatto personale esperienza, in quanto soffre la passione della scrittura».
L’intervento del M5s Martedì sulla vicenda sono intervenuti anche i Cinque stelle: «La domanda che ci viene spontanea è: l’amministrazione comunale, mentre sedeva al tavolo congiunto, sapeva che da lì a poco dei due interlocutori – i gestori dei cinema – presenti, ne sarebbe rimasto uno? Se anche gli amministratori sono rimasti esterrefatti come i cittadini ed erano ignari dei passaggi che stavano accadendo, in un certo senso il comune stesso ha subito uno sgambetto. Se invece era al corrente che presto uno dei due soggetti sarebbe stato scansato dall’altro, è venuta a mancare quella trasparenza e quel rispetto che dovevano ispirare il rapporto tra le parti. Qui non muore un progetto di cinema, più che altro muore un progetto di coesione e collaborazione all’interno dei soggetti presenti in città. Una città dinamica si regge anche sulla diversità e la varietà dei soggetti che vi operano, e queste diversità dovrebbero essere valorizzate dalla politica e dalle scelte degli amministratori. Ebbene in questa città questo manca del tutto. Le iniziative private faticano ad emergere, l’intraprendenza di tanti giovani che fuori Spoleto hanno fortuna, è soffocata da uno status quo che tende ad agevolare, nel bene e nel male, sempre i soggetti già ben radicati sul territorio con l’appoggio di un’amministrazione che spesso non da spazio, o meglio, non protegge, non è difensore, non incoraggia le realtà più piccole. In questo caso, forse vorremmo ascoltare anche la voce degli amministratori, l’assessorato alla cultura per chiedere lumi sulla vicenda. Vorremmo, almeno, se altro non è possibile tecnicamente, che fosse spesa una parola di ringraziamento e riconoscenza, se non un riconoscimento proprio, per chi ha saputo creare intorno a un cinema un progetto di aggregazione sociale e culturale per la città»
