Perugia: «Vi auguro una Pasqua buona, feconda di beni, di luce e di grazia». Gli auguri del cardinale Gualtiero Bassetti alla comunità diocesana attraverso «Umbria Radio» Quest’anno il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti fa giungere i suoi auguri di “Buona Pasqua” alla comunità diocesana attraverso «Umbria Radio», l’emittente perugina a diffusione regionale, il cui messaggio è ascoltabile anche in video.
Bassetti La finalità è quella di poter raggiungere anche le «tante persone che non potranno partecipare alle celebrazioni liturgiche, ma che soprattutto soffrono, o per malattia o per anzianità o per altri motivi, come la solitudine», ha detto il porporato nel ringraziare la radio diocesana per il servizio che svolge. «A loro, innanzitutto, il mio pensiero di pastore affettuoso, posso assicurare che la mia prima preghiera, la mattina all’alba quando mi sveglio e vado a pregare, è proprio per voi: per coloro che sono malati, per coloro che sono all’ospedale, per coloro che sono in carcere e per coloro che sono impediti nelle loro case».
La Pasqua «Quest’anno la Pasqua – ha proseguito il cardinale – ci viene incontro sempre con questo prodigio grande che è la resurrezione del Signore, che è una vittoria che vince il mondo e tutto il male del mondo: non possiamo, però, chiudere gli occhi dinanzi a questo sole folgorante della Pasqua rispetto a quelle che sono anche le tragedie del mondo».
Gli auguri Nel suo messaggio augurale il presule ha ricordato che «Gesù Risorto ci abbraccia tutti, illumina le zone tenebrose e oscure della nostra vita, ci dona la pace e ci dice: Fidatevi, fratelli e sorelle, perché io sono risorto ed un giorno anche voi avrete questo stesso destino di gloria. Siate nella gioia e nella speranza, perché mai, mai e poi mai nulla è impossibile a Dio». «Buona Pasqua, fratelli e sorelle: vi auguro una Pasqua buona, feconda di beni, di luce e di grazia. Come ci ha detto il Papa, siate misericordiosi, condividete, aprite il cuore, riconciliatevi. E’ l’anno della misericordia e del perdono – ha concluso il cardinale Bassetti –, è l’anno di tanti gesti di bontà che i nostri fratelli stanno aspettando».
Da L’Osservatore Romano Il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, nel numero del giorno di Pasqua de «L’Osservatore Romano» dedica il suo editoriale dal titolo ‘Un’occasione irripetibile per passare dalle parole ai fatti’ alla sempre più drammatica situazione dei rifugiati ammassati alle porte d’Europa. Ricordando Giorgio La Pira, «che aveva riscoperto la fede proprio nella notte di Pasqua del 1924», il porporato si sofferma su «le “pene e le gioie” a cui faceva riferimento La Pira», che «sono oggi simbolicamente racchiuse in questo giorno di Pasqua. Gioia immensa per il Risorto e dolore inesprimibile per uno dei fenomeni più drammatici e complessi della modernità – evidenzia Bassetti –: quello dei rifugiati, degli sfollati e dei richiedenti asilo. Drammatico per le durissime condizioni di vita di quei circa 60 milioni di uomini e donne in fuga dalla propria casa; complesso perché si scontra con un sentimento profondo dell’animo umano: la paura. La paura del diverso, dello straniero, del migrante. ‘La croce di Cristo – ha detto ieri Francesco durante la Via crucis – la vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate’».
La Pasqua incompiuta «I campi dei rifugiati sembrano rappresentare, dunque, l’emblema doloroso di una Pasqua incompiuta – prosegue il cardinale –. La strada del calvario sembra non essere ancora finita… Le notizie che arrivano dai campi dei rifugiati in Grecia, da Lesbo o da Idomeni, sono spaventose. Una distesa di fango e disperazione ai margini dell’Europa. Una distesa di miseria e dolore in bilico tra l’indifferenza e molte parole al vento. Tuttavia Papa Francesco, prima di lavare i piedi ai profughi del Cara di Castelnuovo di Porto, ha detto che “i gesti parlano più delle immagini e delle parole”. Ecco, la Pasqua ci invita a “passare” dalle parole ai fatti. Ci esorta a prendere cura degli ultimi. Ci invita ad agire. Soprattutto per un’Europa che sembra sempre più in difficoltà, stretta tra una crisi economica infinita e una profonda crisi di valori. Paolo VI, in tempi non sospetti, ci invitava a riscoprirne l’anima. San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ci esortavano a riconoscerne le radici».
Gli interrogativi Il porporato perugino, avviandosi alla conclusione, formula tre interrogativi per contribuire a passare dalle parole ai fatti. «Quale miglior momento di questo per costruire concretamente un’Europa diversa, solidale e più umana? Quale migliore momento per dare un significato forte al volontariato internazionale? Quale migliore momento per le popolazioni europee – ma non solo per loro – di andare in soccorso verso chi è sofferente nei campi dei rifugiati e riscoprire, in questo modo, anche l’anima profonda e l’identità dell’Europa?».
