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martedì 28 settembre - Aggiornato alle 15:45

«Il cancro mi ha tolto l’utero, l’Italia la possibilità di diventare mamma»

Gestazione per altri: tramite l’associazione Coscioni, consegnate le lettere di quattro donne al senatore Salvini

 

Photo by Molly Blackbird on Unsplash

di M.R.

«All’età di 34 anni, dopo 10 mesi di matrimonio, mi è stato diagnosticato un tumore all’utero al III stadio, pertanto ho subito un’isterectomia radicale che mi impedirà per il resto della vita di portare avanti una gravidanza. L’unica possibilità per me e mio marito, di avere un figlio biologicamente nostro, sarebbe la gravidanza solidale, pratica medica illegale in Italia. In questi ultimi tre anni, mi sono informata molto, mi sono confrontata con altre persone che hanno fatto questo percorso o che semplicemente lo stavano valutando, e ho capito che c’è un mondo di persone, di cui nessuno parla». Inizia così una delle quattro lettere consegnate al leader del Carroccio Matteo Salvini, in occasione dell’inaugurazione di una nuova sede della Lega a Orvieto nei giorni scorsi. Quattro storie diverse, una sola richiesta: rendere legale la maternità surrogata solidale.

Gestazione per altri solidale A consegnare le missive al senatore, un rappresentante dell’associazione Luca Coscioni, che ha invitato Salvini a un confronto informale, magari davanti a un caffè. In quelle pagine, storie di donne coraggiose che hanno chiesto al parlamentare di mettere da parte, una volta per tutte, l’avversione a una pratica medica che potrebbe renderle mamme dei loro bambini nel Paese dove sono nate e risiedono. La gestazione per altri solidale o Gpa è una tecnica medica di riproduzione medicalmente assistita con la quale una donna, al di fuori della coppia, porta avanti in maniera del tutto gratuita e volontaria, una gravidanza per ‘altri’ che non possono in alcun altro modo realizzare il loro sogno di diventare genitori. La tecnica è vietata in Italia ma legale e ben regolamentata in tantissimi paesi del mondo come Stati Uniti, Canada, Grecia, Inghilterra, Portogallo, Sud America e tanti altri. Il tema si sa è divisivo e il leader leghista Matteo Salvini non ha mai fatto mistero della sua contrarietà.

Nuova sede Lega a Orvieto Proprio nel comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi che annunciava l’apertura di una nuova sede in Umbria, più precisamente nella città di Orvieto, hanno scritto testualmente ‘sede nella quale vogliamo accogliere chiunque ne avesse bisogno per confrontarsi, condividere idee, progetti e problematiche’. Sembra proprio che tali parole siano state ascoltate perché lunedì 19 luglio un rappresentante dell’associazione Luca Coscioni, da sempre in prima linea su questa battaglia e che ha da pochi mesi depositato una proposta di legge sul tema alla Camera, ha invitato pubblicamente Matteo Salvini a discutere seriamente di gestazione per altri. L’annesso caffè non è una casualità ma si riallaccia a una dichiarazione del senatore fatta in un’altra sua visita in Umbria, all’inaugurazione della sede leghista di Terni, dove accusava il cantante Fedez di non aver accettato il suo invito al bar, per discutere di Ddl Zan. Stavolta sta proprio a Salvini scegliere se accettare o meno il confronto in questione.

Le missive A Matteo Salvini sono state consegnate quattro lettere dal contenuto toccante, firmate da donne che hanno avuto la forza di esporsi, e raccontarsi con la speranza di far capire al leader leghista che nel mondo esistono infinite sfumature legate al tema della Gpa. Due di queste donne hanno scritto della loro battaglia contro il cancro che le ha private per sempre della possibilità di portare avanti una gravidanza. Una ha raccontato la difficoltà di vivere una intera vita da ‘diversa’ perché nata senza utero. Una ha scritto, forse tra le lacrime, il ricordo di un terribile incidente a soli 20 anni, che le ha portato via una gamba e parte del bacino rendendole impossibile portare in grembo quel figlio tanto desiderato. Storie che lette su carta sono solo inchiostro ma che raccontano sofferenze, paure, infiniti pianti ma anche speranza e desiderio di essere felici. Sono solo quattro storie ma che parlano di migliaia di donne Italiane stanche di nascondersi, stanche di sentire parole di odio nei loro confronti o addirittura venire additate come criminali, desiderose di essere felici con un figlio sognato da lungo tempo. Per dovere di cronaca, a chi volesse consigliare a queste donne la strada dell’adozione, nella lettera a Matteo hanno specificato molto bene che tutte sono in lista di attesa da anni per un affido che forse non avverrà mai perché da dati ufficiali nazionali pubblicati ultimamente solo 1 famiglia su 10 che ne fanno richiesta riesce a coronare il sogno.

 

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