di Daniele Bovi
Due ragazzi umbri su dieci tra i 15 e i 19 anni hanno problemi connessi al gioco. Il dato emerge dall’indagine annuale Espad-Italia realizzata dal Consiglio nazionale delle ricerche. Un dossier di 15 pagine, centrato sulla regione, che prende in considerazione oltre al gioco d’azzardo anche il consumo di droghe o farmaci e che, giovedì a palazzo Cesaroni, è stato discusso dalla commissione che si occupa di questi temi. Secondo l’indagine il 6,2% degli umbri nella fascia d’età considerata ha un profilo da problem gambler: si tratta cioè di ludopatici, persone che avvertono un continuo desiderio di giocare nonostante le conseguenze negative o il desiderio di smettere. A queste va aggiunto un altro 12 per cento abbondante che presenta un «profilo di rischio». Ecco che quindi il totale di quelli che hanno un problema col gioco sfiora il 20%.
Più maschi che femmine «Oltre l’80% degli studenti italiani e umbri – è detto ancora nello studio – non presenta un profilo a rischio rispetto al gioco d’azzardo». Nel complesso i ragazzi tra i 15 e i 19 anni giocano un po’ più che nel resto d’Italia. In misura nettamente maggiore lo fanno i maschi, che sono il 57,5% contro il 33,8% delle femmine, con un picco di coloro che hanno giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi che arriva al 61% tra i 19enni (il 67% tra gli uomini). La voglia di gioco cresce in modo esponenziale col crescere dell’età e quello preferito è il gratta e vinci e il Lotto istantaneo (60%); a seguire, molto distanti, Lotto e Superenalotto (27,6%), le scommesse su eventi sportivi (26%), altri giochi fatti con le carte (25%), il poker texano (18,4%) e così via. Nella maggior parte dei casi si gioca in bar o tabacchi (58,4%), poi a casa di amici (42%) o in una sala scommesse (20,7%) mentre sale la quota di coloro che puntano su Internet (12%).
OVERDOSE, LA SITUAZIONE IN UMBRIA NEL 2012
Boom nel 2010 I soldi investiti nell’arco di dodici mesi sono pochi: il 74% ha speso meno di dieci euro, il 21% tra gli 11 e i 50 e solo il 5% più di 50 euro. Lo studio prende poi in considerazione gli anni passati e dal confronto emerge che il boom si è registrato nel 2010, con il 53% di ragazzi che hanno giocato almeno una volta all’anno; una percentuale che scende fino al 46% circa del 2011 e 2012. Larga parte del dossier è poi occupata dall’analisi del consumo di droga e alcol. In quest’ultimo settore i giovani umbri si «distinguono» per quanto riguarda il cosiddetto «binge drinking», ovvero l’ingurgitare smodate quantità di alcol in breve tempo. Un bere compulsivo praticato dal 44% dei 15-19enni almeno una volta nell’ultimo mese, con un picco del 56% tra i maschi 19enni; tra le donne invece la percentuale più elevata è tra le 18enni (40%).
Più diffuso in Umbria Numeri che il Cnr commenta così: «Il binge drinking – scrive – è un comportamento abbastanza diffuso in Umbria, più che a livello nazionale. Nello specifico, i maschi umbri restano al di sotto delle prevalenze nazionali sino ai 16 anni per poi superare i coetanei italiani; le studentesse, invece, già dai 16 anni si pongono sempre al di sopra delle loro coetanee nazionali». Il trend dell’ultimo quadriennio inoltre fa registrare un costante aumento, passando dal 34% del 2009 al 38% dell’anno scorso. Un quarto dei giovani presi in considerazione (anche in questo caso più maschi che femmine) ha consumato cannabis negli ultimi 12 mesi, il 16% nell’ultimo mese mentre solo il 3% ne fa un uso frequente. Il trend di consumo, comunque superiore al resto d’Italia, è stabile.
Cocaina e tabacco In calo invece (dal 3,4% del 2009 al 2,9% del 2012) quello di cocaina: due giovani su 100 l’ha sniffata negli ultimi 30 giorni e tre nell’arco di dodici mesi. Un consumo che cresce con l’età e che ha il suo picco tra i 19enni maschi (7,3% l’ha presa nell’ultimo anno). Nettamente minoritaria (0,7%) la quota degli sniffatori abituali. Percentuali simili invece ci sono tra i fumatori (almeno una sigaretta al giorno) maschi e femmine, che sono uno su quattro mentre i casi più frequenti sono quelli dei 19enni (43%). Il 2% poi ha usato stimolanti nel mese passato (il 3% nell’ultimo anno) mentre l’eroina è stata toccata negli ultimi 30 giorni da meno di un ragazzo su cento.
Quadro preoccupante Quello emerso è nel complesso «un quadro preoccupante, che pone l’Umbria a livelli di allarme nazionale, con una tendenza al consumo di sostanze molto forte tra i giovani, sempre leggermente al di sopra della media nazionale, sia per le sostanze stupefacenti, che per fenomeno del “œ”. È assolutamente necessario – hanno detto Marcello Catanelli della Direzione salute della Regione e Angela Bravi, sezione Salute mentale e dipendenze – che le istituzioni e gli istituti formativi si facciano carico di una situazione molto seria. Insieme all’associazione Libera stiamo curando un dossier sul consumo, lo spaccio e il traffico di droga in Umbria. Dai nostri studi emerge che a Perugia si è radicato un sistema criminale, formato da gruppi stranieri e italiani, che gestiscono il traffico e lo spaccio».
Spaccio e non solo «Non c’è – hanno aggiunto – un controllo mafioso del territorio come avviene in altre realtà territoriali ma lo spaccio si intreccia col riciclaggio del denaro e con lo sfruttamento della prostituzione. La situazione non è disperata ma non va sottovalutata, dato che dal post sisma del 1997 si è andata sempre consolidando. I servizi pubblici che assistono i consumatori sono sottoposti ad uno stress enorme e dispongono di risorse insufficienti. A ciò si aggiunge che gli operatori si trovano spesso di fronte a consumatori relativamente assidui di droga che però non sono tossicodipendenti. Spesso l’Umbria, anche in Parlamento viene individuata come una piazza centrale nel traffico e nel consumo della droga, ma questo avviene soprattutto perché le altre Regioni non forniscono dati attendibili e credibili su consumi o overdose».
Twitter @DanieleBovi
