Canoni idroelettrici miseri, mentre le bollette sono alte per tutti e i bacini idrici sono sotto stress, non senza conseguenze per il territorio. Queste le riflessioni dell’associazioneItalia nostra che di fronte al dibattito dei giorni scorsi incentrato sul posto di teleconduzione di Galleto, apre a una più ampia riflessione sul sistema idroelettrico e sui vantaggi in capo alla sola società concessionaria degli impianti, in questo caso Enel. «Sono oltre 10 anni – si presentano – che, come ‘Italia Nostra’, ci occupiamo delle vergognose rendite parassitarie delle centrali idroelettriche di Terni, rendite investite altrove dalle multinazionali dell’energia. E non siamo ancora assuefatti alla povertà del dibattito locale».
Fatturati da capogiro «Da molti anni, il vero nodo è quello su cui Enel tiene la bocca serrata: continua ad accumulare centinaia di milioni, mulinando l’acqua dei nostri fiumi e dei nostri laghi, senza che all’Umbria e a Terni ritornino somme o compensazioni significative, oltre ai noti danni alle sponde di Piediluco, oltre alla Cascata delle Marmore quasi sempre chiusa e bollette da capogiro per tutti. Per focalizzare il nocciolo della questione, ‘Italia Nostra’ ha inviato diverse Pec proprio ad Enel, chiedendo di fornire i dati finanziari più recenti (2022 e 2023) del polo idroelettrico locale: orbene, Enel, così tempestiva nel rassicurare i sindacati, qui si rifiuta di consegnare informazioni, sostenendo che si tratterebbe di ‘dati sensibili’. Abbiamo frattanto elaborato noi stessi gli ipotetici ricavi del polo Enel di Terni, partendo dal prezzo all’ingrosso della Borsa Elettrica-Pun del 2022 (€ 0,303 al kWh, tra guerra e inflazione) e del 2023 (€ 0,127 al kWh), moltiplicando il Pun per la produzione media annua degli impianti locali, pari a 1,4 TWh».
Italia nostra «Considerando il ruolo prevalente degli impianti a bacino, tali numeri aumentano del 30-35%: infatti produrre molta energia all’alba e al tramonto, come qui accade ‘caricando’ e ‘scaricando’ il lago di Piediluco due volte al giorno, ripaga il concessionario uscente Enel ancor di più. Perciò secondo i calcoli di ‘Italia Nostra’, grazie all’ipersfruttamento delle acque dei fiumi Velino-Nera, nel 2022 Enel ha potuto fatturare oltre 550 milioni di euro, mentre nel 2023 non è lontana dai 240 milioni. Circa l’80% della produzione idroenergetica è notoriamente generata proprio a Terni che viceversa ottiene una quota frazionale di già modesti canoni idroelettrici regionali. Città che fino al 2018 riceveva addirittura nulla». L’associazione dunque parla di ‘scippo miliardario’ «ma gli autoctoni – commentano da italia nostra – non paiono capire l’enorme valore delle proprie risorse naturali; non le sanno difendere, né sanno farsi sentire con chi di dovere».
