La capsula del tempo (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

I guantoni del maestro Gianni Burli. La bozza del primo romanzo di Jacopo Marocco. E anche l’ultima sigaretta di un fumatore che ‘spera’ davvero di non accenderne più una. C’è questo ma anche molto altro nella capsula del tempo interrata sabato pomeriggio a Spoleto, precisamente nella piazza del Mercato appena ripavimentata, che la proteggerà per un secolo esatto, precisamente fino al 24 febbraio 2118 quando verrà riportata in superficie e soprattutto aperta.

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Spoleto interra la capsula del tempo Un centinaio le persone che hanno assistito alla cerimonia per la chiusura e la collocazione delle due scatole di acciaio inox realizzate e donate dalla Tecnokar di Spoleto su disegno di Luca Paolucci che, insieme a Leonilde Gambetti e Moreno Carlini, ha lanciato l’idea subito accolta dal vicesindaco Maria Elena Bececco e dall’assessore alla cultura Camilla Laureti. In piazza il Piccolo coro della Valnerina, ma erano tanti i bambini che con grande curiosità hanno osservato il lavoro dei due operai del municipio che, di buona lena, hanno sigillato e calato le due capsule del tempo nei pozzetti scavati appositamente: all’interno anche disegni e cd realizzati da alunni e studenti della città.

Cosa c’è dentro Un sampietrino di ottone donato dal maestro orafo Enrico Morbidoni segnala la presenza delle due scatole di acciaio, dove dentro è stato lasciato davvero di tutto, compresa la maglia della Monini Marconi, la squadra di volley della città che milita in serie A2 e i quotidiani locali di oggi che racconteranno il passato. Tra un secolo, poi, rivedrà la luce anche la fotografia di Mauro del Caffè degli artisti insieme a Francesco Totti, il suo capitano. Contributi sono arrivati anche dalla Regione, precisamente una lettera della presidente Catiuscia Marini e una pubblicazione sugli alberi monumentali dell’Umbria inviata dall’assessore Fernanda Cecchini. Largo poi a ricette tipiche della cucina spoletina, foto della città ai giorni di oggi o del Novecento, poesie e commedie dialettali. Uno scrigno di memoria che rivedrà la luce nel 2118 quando la città, di certo, non sarà più quella di oggi.

@chilodice

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