di Ester Pascolni

Con la morte di Arnaldo Coletti, medico endocrinologo, Gualdo Tadino perde un altro protagonista importante della sua storia recente, quella legata, nel ricordo dei suoi abitanti, agli “anni d’oro” dell’ospedale Calai. 

Coletti era nato a Roma e si era trasferito in Umbria da giovane dottore alle prime armi, negli anni ’70, riuscendo rapidamente a conquistare autorevolezza professionale e stima da parte dei gualdesi. Aveva, poi, deciso di restare nel piccolo paese umbro, dove aveva dato vita a una bellissima famiglia, insieme alla moglie Orietta e ai figli Martina e Stefano. Era una persona delicata e gentile, non aveva mai perso quell’aria raffinata da uomo di città, che coniugava, però, alla perfezione, con il suo essere uno “spirito libero”, come testimoniava il suo grande amore per la natura e per lo sport. 

All’ospedale Calai faceva parte del “cerchio magico” del dottor Marcello Pagliacci, uno che aveva avuto l’ambizione e il coraggio di pensare progetti innovativi e lungimiranti, come quello del Centro di recupero cardiopatici, e che per molti anni aveva trasformato l’ospedale di Gualdo Tadino in un luogo all’avanguardia, dotato di macchinari di ultima generazione e personale medico specializzato. Un servizio che attraeva pazienti da tutta Italia e che produceva anche una ricaduta economica significativa sulla città. 

Negli anni ’90 questo gruppo di medici illuminati aveva avuto un periodo di grande visibilità mediatica, grazie all’impresa compiuta da Saverio Pallucca, cittadino gualdese noto per essere stato il primo trapiantato di cuore ad aver corso la maratona di New York. Pallucca era stato affiancato in questa avventura proprio da Coletti, che da grande sportivo qual era, non si era fatto spaventare dai 42 km di corsa. Insieme a lui, erano volati negli Usa i cardiologi Marcello Pagliacci, Michele Provvidenza e George Alexander Wee. Da questa storia incredibile, era stato tratto anche un film, “Oggi ho vinto anch’io”, in cui Pallucca era intrepretato da Franco Nero, e nel quale non poteva mancare il personaggio di Coletti, impersonato dall’attore belga Yves Collignon.

Il dottor Coletti è stato un grande animatore della vita politica, sociale e sportiva di Gualdo. Lo si può ricordare consigliere comunale negli anni ‘90, ruolo che gli ha permesso di lasciare una traccia importante, a livello politico ed umano. Da sempre parte dell’A.n.a.c.a. (Associazione nuova assistenza cardiopatici), per la quale, negli anni, ha svolto innumerevoli attività e iniziative, l’endocrinologo ha lasciato il segno anche nelle tante associazioni sportive che ha incontrato lungo il suo cammino. Era appassionato di corsa e di nuoto, sport del cuore, che lo aveva spinto a partecipare alle gare Master, in cui si era cimentato, con impegno e successo, fino a non molto tempo fa. Coletti aveva settantacinque anni e se n’è andato dopo aver combattuto una lunga battaglia contro una brutta malattia, che non gli aveva fatto perdere, però, questa sua grande passione per lo sport. Era facile imbattersi in lui mentre si allenava in palestra, con una caparbietà non indifferente, nonostante i segni evidenti della malattia. Un grande esempio di uomo, dunque, e una perdita importante per i tanti che hanno avuto modo di intrecciare con lui la loro esistenza. Un dolore che coglie una città intera, ancora incredula e impreparata a salutare Arnaldo Coletti.

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