Greenpeace al lago di Pilato nel 2015

«Le concentrazioni maggiori di perfluorocarburi (Pfc) sono state trovate nel lago di Pilato sui Monti Sibillini». Questo l’esito dell’analisi sulla presenza di sostanze chimiche pericolose e persistenti targata Greenpeace che nel maggio scorso inviò una spedizione di esperti sulla catena montuosa a confine tra Umbria e Marche, ma anche in altri luoghi, per una serie di campionamenti.

Analisi Greenpeace I risultati della campagna condotta dall’associazione ambientalista sono stati rivelati martedì con la pubblicazione del rapporto Impronte nella neve sulla diffusione nell’ambiente dei perfluorocarburi (Pfc), composti chimici impiegati in diversi processi industriali, a cominciare dalla produzione di abbigliamento outdoor. Fra maggio e giugno otto squadre di attivisti di Greenpeace hanno intrapreso spedizioni in altrettante aree montane e remote di tre continenti per prelevare campioni di acqua e neve.

«Concentrazioni maggiori di Pfc nel lago di Pilato» Stando al rapporto, pubblicato martedì, le concentrazioni maggiori di Pfc sono state trovate nel lago di Pilato sui Monti Sibillini, ma anche negli Alti Tatra (Slovacchia), e sulle Alpi nel Parco nazionale svizzero. «Abbiamo trovato tracce di Pfc nei campioni di neve raccolti in tutte le località indagate – spiega Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia – dei 17 composti riscontrati in tutti i campioni di neve analizzati, ben 4 hanno mostrato le concentrazioni maggiori nei campioni del lago di Pilato, tra cui il perfluorottano sulfonato già soggetto a restrizioni nell’ambito della Convenzione di Stoccolma».

Tracce rilasciate da abbigliamento outdoor Come sia possibile che tracce di sostanze chimiche pericolose e persistenti siano state riscontrate nei luoghi più remoti e apparentemente incontaminati del globo è preso detto: «Il settore dell’abbigliamento outdoor – spiega Greenpeace – usa i Pfc nelle finiture  impermeabilizzanti e antimacchia. Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano molto lentamente, restando nella forma originaria per diversi anni e disperdendosi su tutto il globo. Alcuni Pfc, prosegue l’organizzazione, possono causare danni al sistema riproduttivo e ormonale, favorire la crescita di cellule tumorali e sono sospetti agenti mutageni».

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