di M.R.
Si trascina a Giove, in provincia di Terni, da diverse settimane, una polemica più volte sfociata anche in assemblee pubbliche da nervi tesi per la volontà dell’amministrazione comunale di emanare un bando di vendita dell’area pubblica ‘Borgo verde’ alla quale i cittadini sono molto legati, tanto da costituire un comitato che si oppone a questa volontà del Comune guidato dall’amministrazione di Marco Morresi. L’organizzazione ha promosso una petizione sottoscritta da 700 residenti. Ora il caso è finito in Parlamento.
Giove non si vende A scrivere al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica e al ministro dell’Interno ci hanno pensato i deputati Bonelli e Piccolotti di Sinistra italiana ripercorrendo la vicenda: «L’amministrazione comunale di Giove (Terni) ha deciso di vendere ai privati un’area di 3.500 metri quadrati per soli 400 mila euro, con una potenzialità edificatoria di 4.800 metri cubi tra residenziali, commerciali e servizi. L’area sita al centro del Paese è un bene comune a cui la popolazione è profondamente affezionata. In essa si svolge la vita sociale dei giovesi, poiché oltre ad ospitare un punto ristoro circondato da alberi, essa è adiacente al piccolo parco pubblico, allo spazio giochi attrezzato per bambini e ad un campetto sportivo polifunzionale; il comitato «Giove non si vende» si è fatto interprete di quanti ritengono che la zona verde deve restare pubblica, perché solo così sarà garantita alla comunità la sua piena fruibilità e la possibilità di un suo sviluppo nell’interesse sociale. A tal fine ha promosso una petizione popolare che in poche settimane ha raccolto 751 firme tra i residenti maggiorenni, un consenso maggioritario considerato che gli aventi diritto al voto sono circa 1.560 e che molti concittadini, pur essendo contrari alla vendita, hanno preferito non esporsi pubblicamente; giovedì 30 marzo 2023 sono state depositate le firme raccolte e chiesto la convocazione di un Consiglio comunale aperto per la discussione ed il voto sulle relative proposte: la revoca della vendita e, in subordine, l’avvio di una consultazione referendaria; ciò che preoccupa è l’atteggiamento dell’amministrazione che – secondo quanto consta agli interroganti – ha osteggiato da subito il comitato accusandolo di generare allarme sociale e di sobillare la popolazione con false informazioni. Affermazioni gravi, smentite dagli atti pubblici a cui il comitato si è sempre attenuto, dalle dichiarazioni rese in un’assemblea pubblica dall’amministrazione e dai suoi tecnici, ed infine dai primi disegni del progetto di valorizzazione dell’area consegnati alla stampa dal sindaco».

Borgo verde «Un progetto – si legge ancora nell’atto – che prevede ingombranti edifici che non lasciano liberi né spazi verdi né spazi utilizzabili per attività sociali comunitarie; per l’amministrazione la vendita dell’area sarebbe necessaria per acquistare gli impianti sportivi di proprietà della parrocchia. Un acquisto, però, per cui al 10 marzo 2023 (data dell’assemblea indetta dal sindaco) non esistevano trattative con la parrocchia e con la curia. Circostanza che la dice lunga sulla inconsistenza della motivazione, considerato che il 19 dicembre 2022 scorso l’area è stata inserita nei beni da vendere nel triennio 2022/2024 con una procedura rapidissima: messa a bando senza la necessaria variante al Prg, che sarà posta a carico dell’acquirente; sembra del tutto inaccettabile fare cassa a spese di un bene pubblico di così elevata valenza sociale com’è la zona verde e insistere oggi su tale punto ha l’evidente scopo di giustificare (o meglio di imporre) una vendita dell’area contro la volontà della maggioranza della popolazione; tutto ciò contrasta con le tendenze politiche internazionali ed europee in materia di sviluppo sostenibile e di conservazione della biodiversità; si ricorda che l’Italia si è dotata nel 2013 di una legge apposita in materia di verde pubblico (legge 14 gennaio 2013, n. 10, recante norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani); è del tutto evidente – denunciano i parlamentari Si – che il comune di Giove risulti inadempiente rispetto alle norme di cui al decreto ministeriale n. 1444 del 1968 e, in particolare, alla disciplina sulle quantità minime di spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali e produttivi». Con l’atto gli interroganti chiedono di quali elementi dispongano i ministeri in merito alla vicenda e se ritengano di dover assumere le iniziative di monitoraggio previste dalla legge citata.
