Maiorca, Luccioli, Conticelli e Giuli

di Daniele Bovi

«Una morte annunciata» per la quale «ci sono dei mandanti». Così i giornalisti del Giornale dell’Umbria che insieme a poligrafici, fotografi, ai vertici dell’Ordine regionale (il direttore de La Nazione Roberto Conticelli) e a quelli dell’Associazione stampa umbra (Marta Cicci) venerdì mattina nella sede dell’Ordine hanno fatto il punto della situazione dopo quanto avvenuto negli ultimi giorni. Il 18 gennaio infatti la testata, ad appena quattro mesi dalla vendita intorno alla quale i lavoratori vogliono vederci chiaro (è stato dato mandato a un legale per valutare possibili fatti rilevanti sul piano civile e penale), è stata messa in liquidazione dalla nuova proprietà, che ha nominato come liquidatore l’avvocato Francesco Marrocco, «già inserito nell’organigramma della società Geu1819». Il Comitato di redazione vorrebbe incontrarlo nei primi giorni della prossima settimana, mentre in Regione è convocato un tavolo per il 9 febbraio. La conferenza stampa è stata l’occasione per lanciare un appello al mondo imprenditoriale, alle istituzioni, alla politica e a tutte le forze sociali «affinché l’esperienza del Giornale dell’Umbria non finisca ineluttabilmente in questo modo. E venga così dimenticata. Sarebbe un “delitto” imperdonabile. E se si tratta di un “delitto” il personale giornalistico e poligrafico auspica che venga perseguito dagli organi competenti».

Una vicenda pubblica «Questa – ha detto il giornalista Fabrizio Marcucci – è una vicenda pubblica che riguarda, tolte multinazionali, Coop o Conad, il più grande gruppo industriale della regione, ovvero quello di Carlo Colaiacovo». Ma non solo perché nella proprietà c’era anche il numero uno di Confindustria Umbria Ernesto Cesaretti, «gente che poi alle assemblee degli industriali dice che bisogna innovare». La ricostruzione di Marcucci è dura: «Finché – spiega – ci sono stati i finanziamenti pubblici il controllo è stato ferreo, poi dopo i tagli da parte del governo c’è stato il disimpegno totale. Chi ha fatto entrare questa gente in Umbria? In questa vicenda ci sono i mandanti». I lavoratori, che parlano di «morte annunciata», si chiedono «perché mandare al macero in pochi mesi un prodotto e una storia così identificati nella precedente proprietà? Forse gli attori di questo ultimo passaggio di mano “sapevano” che così doveva finire?». I punti su cui fare luce sono molti, a partire dalla vendita per appena 50 mila euro (il prezzo delle quote dei Colaiacovo, Cesaretti, Vincenzo Bianconi e Giambaldo Traversini): «Se valeva così poco – chiedono i giornalisti – perché in sede di trattativa per la costituzione di una cooperativa di giornalisti è stato chiesto di acquisire la testata versando l’ammontare del Tfr dei dipendenti e l’indennità di mancato preavviso?».

UNA PAGINA NERA PER L’IMPRENDITORIA LOCALE

Fare chiarezza «Va fatta piena luce – osserva Andrea Luccioli, uno dei redattori – vogliamo chiarezza e i proprietari, vecchi e nuovi, non devono contendersi diritti che sono nostri». In ballo infatti ci sono stipendi (quello di dicembre e quello di gennaio) e Tfr; decine di migliaia di euro che spettano ai lavoratori. In tutto si parla di 23 giornalisti e 9 poligrafici che hanno fatto qualcosa come 25 giorni di sciopero: «Persone – dice il giornalista Andrea Giuli – che se ancora non sono per strada sono sicuramente sul marciapiede. Ci sono aspetti oscuri e discutibili e la responsabilità sta soprattutto in capo al noto imprenditore eugubino». Umberto Maiorca, tra i redattori del Giornale, ha ricordato come la crisi della testata parta almeno dalla primavera-estate 2012, quando è stato dato il ben servito a tre praticanti che avevano sostenuto l’esame per diventare professionisti: «Una cosa mai vista. Abbiamo fatto pressioni verso la proprietà e avanzato un piano alternativo, ma dall’altra parte c’è stato un muro di gomma. Nessuna proposta è stata tenuta in conto». Il presidente dell’Ordine Conticelli ha parlato di una «vicenda bruttissima che dobbiamo portare alla ribalta nazionale e sulla quale, a parte alcuni casi, c’è un silenzio assordante delle istituzioni; un esempio di come non si fa l’editore».

VIDEO: PARLANO I GIORNALISTI. SOLIDARIETÀ DI SINDACO E PREFETTO

Vicenda bruttissima Conticelli ha promesso azioni concrete di sostegno e teme «una mancata presa di coscienza: viene a mancare metà dell’informazione locale, una voce importante e autorevole grazie al sacrificio dei giornalisti. Va denunciato quanto accaduto: vicende di questo tipo non ci devono essere più e anche le istituzioni dovrebbero erigere una barriera». Poi una chiosa amara: «Questa regione è riuscita a produrre nel corso degli anni un buon numero di testate, ora stiamo diventando un laboratorio dove si sperimentano chiusure». Marta Cicci ha riferito di un incontro che si è tenuto in mattinata tra il portavoce della presidente Marini e lo staff del vicepresidente Paparelli, un tavolo tecnico sull’editoria «per arrivare alla convocazione degli stati generali sull’editoria. Per martedì intanto è prevista l’audizione in Prima commissione di alcuni rappresentanti del mondo dell’informazione». Ma il tempo delle istituzioni, come è stato ricordato, scorre più lento di quello dell’informazione e dell’impresa. «Imprenditori pirati – ha detto Cicci – in una vicenda che si concluderà male. C’è rabbia ma non dobbiamo abbassare la luce». Quanto al futuro del Giornale, al momento solo voci, non troppo consistenti, sulla possibilità che qualche imprenditore (locale?) affitti la testata e faccia tornare il prodotto nelle edicole.

Twitter @DanieleBovi 

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