di Daniele Bovi
Poco più di un’ora, tutti chiusi all’interno del salone d’onore di palazzo Donini per fare il punto della situazione e scacciare l’incubo di problemi legati alla gestione quotidiana dei rifiuti. Una ventina di sindaci dei comuni serviti da Gesenu, finita nell’occhio del ciclone giudiziario dopo le inchieste e l’interdittiva antimafia firmata dalla prefettura di Perugia, insieme ai direttori della Asl, alla presidente Catiuscia Marini e all’assessore Fernanda Cecchini si sono riuniti per uno scambio di informazioni nel tentativo di capire quello che potrebbe succedere da ora in avanti. Presidente e assessore hanno battuto essenzialmente su due punti, che riguardano la gestione del servizio e la raccolta differenziata.
Nessun blocco La presidente ha spiegato che l’interdittiva è un atto preventivo che non comporta il blocco dei contratti in essere e che, in caso di un provvedimento ancora più restrittivo, il servizio essendo un servizio pubblico non verrà interrotto; al massimo potrebbero esserci commissari che vigileranno sulla corretta applicazione delle procedure da parte delle singole stazioni appaltanti. L’altra questione decisiva è quella relativa alle discariche. Palazzo Donini ha lanciato la parola d’ordine che è autosufficienza. Sì, perché in caso di un blocco della possibilità dei conferimenti in discarica, l’alternativa è quella di un alto tasso di raccolta differenziata e di un sistema efficiente. Ecco perché è stato rinnovato l’invito ai sindaci a spingere su questo versante.
Ricorso Alla riunione ovviamente era presente anche Andrea Romizi, sindaco del Comune di Perugia che è proprietario del 45 per cento di Gesenu. Il primo cittadino ha spiegato all’assemblea che a palazzo dei Priori si sta lavorando al dossier Gesenu e che tutti sono in attesa di eventuali altri provvedimenti da parte del prefetto. A rappresentare il Comune è il presidente dell’azienda Luca Marconi, membro di quel cda in cui mercoledì si è discusso anche della possibilità di portare di fronte al Tar la decisione del prefetto De Miro. Un’opzione che non piace al Comune mentre il socio privato ci sta pensando. La scelta però al momento non è stata fatta: a occuparsene sarà l’assemblea dei soci nei prossimi giorni.
Sindacati A prendere la parola giovedì sono stati anche i segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, che chiedono un incontro al prefetto dato che il quadro intorno all’azienda è «sempre più pesante». «In primo luogo – dicono – vogliamo intervenire in difesa del valore della legalità, che rappresenta per le nostre organizzazioni, la priorità assoluta e irrinunciabile in Umbria. Al prefetto sottoporremo anche le nostre preoccupazioni per gli effetti che i lavoratori del settore rischiano di subire e più in generale per la tenuta complessiva del sistema rifiuti in Umbria, già attraversato da evidenti criticità, da noi più volte denunciate, ma che ora rischia davvero di non reggere più».
Twitter @DanieleBovi
