di Daniele Bovi
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Fumata nera dai camini della Gesenu. Il referendum tra i lavoratori sull’accordo siglato nelle settimane scorse tra Cgil e Uil da una parte e azienda dall’altra (la Cisl ha detto no), è saltato e tra i sindacati la temperatura ora è altissima. Su 409 lavoratori aventi diritto infatti lunedì e martedì hanno votato in appena 167: sul piatto c’era l’accordo sul premio di produzione (un 6% in più o in meno da assegnare secondo presenze al lavoro e tasso di raccolta differenziata a Perugia), l’accorpamento dei contenuti di vecchi accordi e altro. Tutto inutile, tutto da rifare. Cgil e Uil lo difendono: «Non intaccava i diritti dei lavoratori – dicono –, salvaguardava i livelli occupazionali e i salari conquistati dai dipendenti presenti in azienda e conteneva l’obbligo da parte dell’azienda stessa di definire un piano industriale, le cui linee guida sono state già annunciate».
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Frattura insanabile Sul banco degli imputati Cgil e Uil mettono la Cisl, che ha la maggioranza in azienda. Al sindacato di Bonanni vengono lanciate accuse pesanti: dal boicottaggio del referendum al «comportamento a dir poco scandaloso» della Cisl che avrebbe «alimentato odio e ulteriori divisioni tra i lavoratori». Parole che suonano come una «frattura a questo punto insanabile» e che «non rimarrà circoscritta all’azienda: inevitabilmente coinvolgerà anche le strutture nazionali». «Chi ha boicottato il voto – attaccano Cgil e Uil – si è assunto una grande responsabilità, dimostrando di avere uno strano concetto di democrazia, del quale dovrà rispondere politicamente». E dopo essere tornati sull’accordo recentemente siglato a livello nazionale tra la Triade e Confindustria, Cgil e Uil ricordano al sindacato di Bonanni che «da una parte ha costretto i lavoratori, con i ricatti, a votare per i referendum voluti dai padroni (vedi Pomigliano) sempre con atteggiamenti più che discutibili. Qui ha invece boicottato un referendum, impedendo che i lavoratori si esprimessero liberamente e decidessero con il voto per il loro futuro».
Cisl: epilogo scontato Dall’altra parte della barricata invece Gianluca Giorgi della Fit-Cisl sostiene che quello di lunedì e martedì è stato un epilogo annunciato e scontato». Annunciato perché l’accordo secondo Giorgi è «pessimo» e scontato perché, rivendica, «ci si è dimenticati della componente Cisl dei lavoratori Gesenu». Ovvero, ci si è dimenticati che il sindacato di Bonanni in azienda ha dalla sua parte la maggioranza dei lavoratori. «Quanto avvenuto oggi in azienda – dice Giorgi – ha dimostrato come le forzature fatte in questa vicenda siano state un grave errore, a questo punto da superare». Ora si dovrà tornare di nuovo intorno a un tavolo per mediare con, sullo sfondo, il rinnovo dei vertici dell’azienda che avverrà entro la fine del mese. Due partite che rischiano pericolosamente di intrecciarsi.
