di Daniele Bovi
Quasi sedici milioni di investimenti in tre anni, nessun esubero e un riordino della galassia societaria. Mercoledì Gesenu, a Perugia, ha presentato quello che è di fatto il suo primo piano industriale che guarda al triennio 2014-2017 e che nasce sotto la presidenza di Luca Marconi, scelto nei mesi scorsi dal sindaco Andrea Romizi. Un piano dove alcuni degli obiettivi principali riguardano la trasformazione del rifiuto in una «risorsa industriale», una società meno dipendente dagli appalti pubblici e più capace di drenare risorse dal libero mercato (vedi la raccolta di rifiuti speciali, il supporto alla riscossione dei tributi) e riorganizzata anche sul fronte della dirigenza. «Il mercato è cambiato e quindi devono cambiare anche le strategie. Il rifiuto – ha detto Marconi – deve diventare una risorsa produttiva. Gesenu vogliamo farla diventare capofila di un cluster di aziende ambientali locali».
Fondo di solidarietà Tutto ciò senza dimenticare «i lavoratori che sono la risorsa di questa azienda» e per i quali il documento prevede la creazione di «un fondo di solidarietà» per far fronte alle difficoltà. Centrale però è il capitolo degli investimenti, che si inserisce in una strategia di riposizionamento del gruppo nel Centro Italia (Umbria, Lazio e Sardegna), uscendo da quelle realtà difficili come Sicilia ed Egitto, sviluppando linee di business più redditizie come l’impiantistica e i rifiuti speciali senza cercare, a meno di gare molto attrattive, di effettuare servizi di igiene urbana in altre realtà oltre quelle già servite. I 15,7 milioni di euro previsti per il triennio riguardano gli impianti di Pietramelina (11,2) e Ponte Rio (4,5). Quest’ultimo diventerà il centro dove trattare carta e plastica, dove produrre il CSS (che poi verrà ‘esportato’ in altre regioni per essere bruciato) e dove «valorizzare» i rifiuti speciali come quelli ospedalieri. Il tutto in un’ottica di incremento del recupero finalizzato alla vendita.
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Impianti A Pietramelina invece si continuerà ad investire sulla chiusura della discarica e su un rinnovamento dell’impianto di compostaggio e, in prospettiva, potrebbero arrivare anche delle piccole pale eoliche. «Poi per quanto ci riguarda – ha detto l’ad Silvio Gentile – non siamo contrari alla creazione di impianti più piccoli. Siamo qui per discutere». Concetto valido anche per quanto riguarda la cosiddetta «tariffa puntuale»: «Non abbiamo nessun pregiudizio – osserva Marconi – anche su questo punto la competenza è del Comune». I soldi per fare tutto questo almeno secondo i piani arriveranno da un rientro progressivo dei crediti, dalle banche, dal recupero degli arretrati («azzereremo tale fenomeno nel 2016») e da altre operazioni straordinarie come la joint venture sarda tra Gesenu ed Eco Nord, che permetterà di dire addio a sei milioni di leasing.
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Crediti e debiti Sul fronte dei crediti mai riscossi, «la situazione che ci rende meno sereni» è quella siciliana: negli ultimi diciotto mesi si è passati da oltre 50 milioni a circa 40 (anche attraverso smobilizzo dei crediti verso i principali subappaltatori), ma per il 2015 e 2016 non sono attesi ulteriori pagamenti. «Di sicuro – spiega Gentile – non ci dimenticheremo». Quanto all’Egitto «da due anni il problema è isolato». Delle due società una è stata messa in liquidazione mentre per l’altra, che ha oltre seimila dipendenti, sono in corso trattative per la cessione ad un gruppo egiziano. Gesenu non svela le cifre limitandosi a parlare di «svariati milioni di euro. Non dobbiamo svendere». Il piano non prevede poi, a differenza di quanto detto nei mesi passati, un apporto di capitali da parte dei soci mentre quanto ai debiti verso i fornitori, questi nel 2014 ammontano a 42 milioni di euro contro i 48,3 del 2013 (quelli verso le banche sono scesi dai 19 del 2013 agli 11,4 del 2014), con Gentile che assicura come «Gesenu tornerà ad essere un pagatore più puntuale. La situazione con loro non è di assoluta tranquillità ma è sotto controllo».
Partecipate e dirigenti Altro nodo strategico sarà la riorganizzazione della galassia delle partecipate, attualmente formata da 20 società. Gesenu si vuole disfare di SiEnergia, Cogesa, Tirreno ambiente, Seit, Ies, Aaec (ovvero la società che gioca la partita egiziana), Amest Polonia e Asa International. In più sono previste altre incorporazioni. Da qui al 2017 poi Marconi e Gentile puntano a una Gesenu con costi aziendali (manageriali in primis) minori attuando «un rigido controllo di gestione». L’idea è quella di passare dalla logica «dell’anzianità aziendale» a quella «del merito e del ritorno economico», introducendo anche componenti variabili nello stipendio. Sempre a livello manageriale, Gesenu vuole abbandonare la struttura verticistica a favore di una dove sia la squadra a giocare un ruolo principale, creando anche una cabina di regia con creazione di funzioni nuove come quelle che si occuperanno di sviluppo organizzativo o affari legali e societari.
Twitter @DanieleBovi
