Il recente provvedimento del Tribunale di Roma, che dispone per una coppia in separazione l’alternanza settimanale dei genitori nella «casa familiare» dove risiede il figlio di quattro anni, riporta all’attenzione un assetto che in Italia prende talvolta il nome di «casa dei bambini». Con questa formula i giudici, in assenza di elementi per individuare un genitore prevalente, decidono che siano piuttosto gli adulti a spostarsi, e non il minore, affinché la continuità abitativa resti stabile per il bambino. Il provvedimento è provvisorio, in attesa che venga effettuata una consulenza tecnica psicologica sui genitori e fissata la nuova udienza.
La logica è chiara: si ritiene preferibile che il minore rimanga nella casa di sempre, mentre si alternano gli adulti, a meno che non emerga l’interesse superiore di attribuire al bambino una permanenza prevalente con uno dei due genitori. Tuttavia, il modello presenta criticità: la condivisione degli spazi familiari da parte di genitori separati, spesso in conflitto tra loro, può generare tensioni; per il bambino l’alternanza settimanale può risultare destabilizzante; e per i genitori la situazione abitativa e logistica può diventare economicamente insostenibile (tre alloggi anziché due). La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che l’adozione di tale formula richiede un contesto di bassa conflittualità e una volontà concordata dei genitori (Cass. n. 23105/2014 e n. 6810/2023).
In Umbria, l’adozione della formula della «casa dei bambini» non è molto diffusa né è disponibile un numero aggiornato di provvedimenti regionali che la impieghino. Allo stato attuale le statistiche regionali sui minori e sulle famiglie mostrano alcuni elementi che meritano attenzione in prospettiva. Dai dati Istat emerge che nella regione la fascia 0-4 anni conta circa 26.198 bambini, pari al 3,10 % della popolazione residente a gennaio 2024. La natalità è in costante declino e l’Italia tende verso un progressivo invecchiamento demografico, fenomeni che in Umbria assumono caratteristiche accentuate. L’indicatore «conciliazione lavoro e cura» per l’Umbria risulta inferiore alla media nazionale nell’Indice del benessere dei bambini e ragazzi 2022. Inoltre, percorsi di sostegno esistono: in diverse comunità umbre sono attivi i cosiddetti “gruppi di parola” per figli di genitori separati, spazi in cui i minori possono esprimere le proprie emozioni e trovare supporto. Inoltre è noto come esistano famiglie sotto condizioni di fragilità – la povertà minorile e le abitazioni non adeguate – che richiedono un supporto sistematico.
