Aumentano i comportamenti violenti tra i ragazzi e sempre più spesso le aggressioni si spostano sui social network. La Camera nel maggio scorso ha approvato una legge sul cyberbullismo, i cui ‘cardini’ sono una stretta sul web e il coinvolgimento delle scuole nel contrasto delle molestie online. Ma che cosa induce un giovane a comportarsi da bullo? Famiglia e scuola come possono intervenire? Questi sono alcuni dei quesiti a cui  ‘Testimonianze dall’Umbria’, la trasmissione condotta da Mario Mariano, in onda martedì 5 dicembre alle ore 20,30 su Tef Channel e canale 831 di Sky, cerca di rispondere.

Intelligenza unisex  I comportamenti violenti consistono quasi sempre in offese, insulti, esclusione per le proprie opinioni fino a vere aggressioni fisiche. «Di sicuro – osserva Michele Milletti del Messaggero Umbria – il bullismo è un fenomeno di violenza in forte espansione e a denunciarne i pericoli per primi sono stati proprio i media. Se fino a pochi anni fa parlare di bullismo nelle scuole era tabù ,oggi è tema ricorrente, pericolo che incombe in maniera devastante, che coinvolge tutti». Il contributo dei media nel raccontare i fatti di cronaca può essere d’aiuto a società e famiglie? Clarisse Schiller, psicologa e scrittrice è molto critica: «La moltitudine di cattive notizie alimenta pessimismo e terrore e questo tipo di informazione è alienante, non funzionale al cambiamento della società. Piuttosto è necessario ripartire dall’educazione, dobbiamo impegnarci tutti uomini e donne che non c’è differenza nelle rispettive intelligenze, perché l’intelligenza è unisex».

Iperprotezione Per la psicoterapeuta Susanna Cirone uno fenomeno su cui intervenire e che riguardano la stragrande maggioranza delle famiglie è l’iperprotezione, «un modo di educare che provoca nei giovani insicurezze e fragilità, che affondano alle prime difficoltà; i genitori non devono sostituirsi ai figli, ma devono diventare un supporto, uno stimolo. Ad esempio anche lasciandoli annoiare, perché la noia è la base della creatività, nonché parte integrante della vita».

La tecnologia che complica Allo stesso modo anche per Laura Cartocci, organizzatrice eventi e mamma di un adolescente, l’antidoto a queste forme di violenze tra post, tweet e hashtag è il rispetto delle regole, quelle tradizionale, ma anche quelle che ciascuna famiglia deve darsi: «A mia figlia di consigli ne do tanti, cerchiamo di insegnarle rispetto e disciplina per ottenere risultati a scuola e nelle relazioni con gli amici. Il dialogo è complicato, ma guai ad arrendersi, le difficoltà sono moltiplicate dai contatti virtuali, dai ‘non modelli’ che gli adolescenti scelgono, la situazione è complessa e la tecnologia ha complicato il mestiere di genitori e insegnanti».

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