di Silvia Colangeli

Trascorrere una parte della vita universitaria all’estero. E’ una scelta che lo scorso anno hanno fatto quasi 26mila studenti italiani, partiti grazie al progetto Erasmus. Quest’anno 381 studenti stranieri hanno scelto Perugia come meta per l’Erasmus, mentre, stando ai dati provvisori forniti dall’Ufficio relazioni internazionali, sarebbero 500 i ragazzi e le ragazze in partenza dall’ateneo perugino per studiare, fare la tesi o il tirocinio all’estero. Valeria e Giovanna, due studentesse dell’Università di Perugia, ci spiegano come stanno vivendo quest’esperienza.

Un anno a Bruxelles La maggior parte degli scambi Erasmus dura un solo semestre, ma Valeria, 25 anni, già laureata alla triennale di economia, è fra quei 100 che rimarranno all’estero per tutto l’anno accademico. Ha scelto Bruxelles: «Pochi mesi non bastano per sentirsi parte di un posto. Vorrei superare lo stadio di turista e arrivare a considerare questa città come un posto familiare. Per ora, soprattutto per la lingua, mi è ancora difficile. Prima di agosto il mio rapporto con l’inglese era pessimo. Questi due mesi sono stati meglio di un corso intensivo. Il prossimo passo sarà studiare in un’altra lingua». Ma come sono i servizi per gli universitari all’estero? C’è differenza tra Erasmus e studenti normali?

Campus reali e virtuali «La Rey Juan Carlos– dice Giovanna, 26 anni, a Madrid – è suddivisa in diversi campus. Io frequento quello di Vicalvarò, di fatto una piccola cittadina universitaria, che mette a disposizione, a qualsiasi giorno e a qualsiasi ora, biblioteche, aule per la lettura e per lo studio di gruppo, sale computer, librerie e copisterie. Non c’è distinzione tra Erasmus e altri studenti e una volta finito lo studio, ci sono caffetterie, palestre e persino una banca. Inoltre, il “campus virtuale” consente agli studenti e ai professori di mettersi in contatto e confrontarsi tra loro in qualunque momento».

I dipartimenti più “mobili” Anche i dati sugli studenti in partenza lo confermano: la maggior parte degli Erasmus perugini, sia “incoming” che “outgoing” studia Medicina, Economia, Lettere e Scienze Politiche. Fisici e geologi sono invece i meno coinvolti nel progetto Erasmus. «Molti dei miei compagni di università – racconta Valeria – hanno già fatto quest’esperienza: non so ancora se voglio vivere e all’estero, ma intanto mi sto “testando” fuori dall’Italia, che come opportunità lavorative offre sempre meno».

Spagna al top delle mete Le cifre testimoniano il feeling fra il nostro paese e la penisola iberica.Più della metà degli studenti in partenza quest’anno da Perugia si recherà in Spagna e la maggior parte degli studenti accolti nell’ateneo perugino è di nazionalità spagnola.«La Spagna – spiega Giovanna, che viene dalla provincia di Viterbo – mi ha sempre attirato come Paese e ho scelto la capitale. A distanza di due mesi posso affermare: Madrid me incanta. Mi dispiace non poter restare tutto l’anno, ma non ho trovato esami da fare nel secondo semestre».

L’Erasmus al femminile Dai dati sugli studenti in uscita tra il 2014 e il 2015 arriva un’altra conferma: partono più ragazze (53%) che ragazzi. Sull’argomento Valeria scherza: «Sono più mammoni». Giovanna tenta di rispondere più seriamente: «Sarò di parte ma secondo me le ragazze hanno un maggior spirito di iniziativa e sono più animate dal desiderio di confrontarsi con nuove realtà».

Perugia nel cuore (e nello stomaco) Ovviamente c’è qualcosa dell’Italia che le ragazze ogni tanto rimpiangono. «Non sono una grande mangiatrice – spiega Valeria – ma ogni tanto penso ai panini della Bottega di Piazza Morlacchi e a quanti ne ho mangiati con i miei amici dell’università. Da vera ascolana rimpiango anche le olive». Per Giovanna stessa nostalgia: «Mi mancano gli amici di Perugia e soprattutto il cibo che qui tentano invano d’imitare»

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