di D.B.
L’avviso pubblicato dal Comune di Bettona per la gestione dell’asilo nido comunale presenta due problemi principali: l’adozione del criterio del massimo ribasso, vietato dalla legge, e l’assenza di adeguate garanzie per il personale già in servizio.
I problemi A scriverlo è l’Osservatorio regionale appalti, secondo il quale l’avviso è «in totale violazione del Codice dei contratti pubblici e della legge regionale 2/2024 sulla qualità del lavoro e dei servizi alla persona». La contestazione riguarda, da un lato, la scelta di una gara al massimo ribasso, non consentita nei servizi educativi per l’infanzia, e dall’altro la clausola sociale ritenuta insufficiente a garantire il riassorbimento del personale esistente. In questo modo non solo si metterebbe a rischio la continuità occupazionale, ma anche la qualità del servizio offerto ai bambini. «La scelta del criterio del massimo ribasso – è detto nella nota – causerà inevitabilmente delle conseguenze in relazione alla corretta tutela delle lavoratrici e dei lavoratori già in servizio. Essendo, inoltre, unico criterio di scelta quello del prezzo offerto, non viene garantita la qualità del servizio per i bambini e le bambine».
Le richieste L’Osservatorio chiede quindi al Comune di ritirare il bando e di adottare una procedura conforme alle norme nazionali e regionali. «Evidenziamo, con un certo rammarico, che già una volta il Comune di Bettona ha approvato un provvedimento contrario alle normative sul lavoro, proprio in merito all’asilo nido, dovendo poi ritirarlo», si legge ancora nel comunicato. L’organismo ricorda anche che lo scorso anno il passaggio di gestione avvenne senza il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, definendo questo atteggiamento «di chiusura» inaccettabile per un servizio educativo così delicato.
Cos’è L’Osservatorio regionale appalti è un organismo autonomo e paritetico, nato nell’estate del 2024 dalla collaborazione tra sindacati e centrali cooperative sociali. Ha il compito di monitorare i rapporti tra enti locali e cooperative, vigilando sul rispetto delle normative nazionali e della legge regionale 2. Il testo, approvato nel 2024 insieme al rinnovo del contratto nazionale della cooperazione sociale, ha rafforzato le tutele salariali e occupazionali nei servizi alla persona, imponendo agli enti pubblici di superare la logica del massimo ribasso e di garantire qualità e inclusione nei servizi sociali. In Umbria, però, l’applicazione della normativa procede a rilento: a inizio 2025 solo quattro delle dodici zone sociali avevano adeguato i contratti.
