L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Il referendum sulla fusione dei cinque comuni dell’orvietano si farà. Lo ha deciso il consiglio regionale che, a maggioranza – 17 sì (Partito democratico, Forza Italia, Psi, Lega nord), 7 no (Fratelli d’Italia, Nuovo Centro Destra, Italia dei valori e Rifondazione comunista) e l’astensione di Goracci (Comunista umbro) – ha approvato la legge che modifica la normativa regionale, prevedendo la possibilità che la consultazione si possa tenere anche in prossimità delle elezioni amministrative.

Il progetto In quattro dei cinque Comuni interessati, si terranno anche le elezioni amministrative di primavera, ma Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone di Orvieto e Parrano (l’unico non interessato dalle elezioni), hanno intenzione di fondersi, entro l’estate, dando vita ad un solo Comune, vasto 220 chilometri quadrati e con circa ottomila abitanti. I consigli comunali hanno già dato il loro assenso, ma le posizioni discordanti non mancano. Ora sarà il referendum a decidere e potrebbe essere, davvero, un voto ‘di passione’, visto che la prima ipotesi che circola è che si possa votare nel fine settimana di Pasqua, che cade il 20 aprile.

Tempi e modi La nuova normativa prevede che il referendum si debba svolgere in un periodo compreso tra 30 e 120 giorni dal giorno del decreto di indizione e la validità del referendum viene legata al raggiungimento del quorum degli eventi diritto (50 per cento più uno) e l’approvazione alla maggioranza dei voti espressi. Il consiglio ha anche approvato, all’unanimità l’ordine del giorno (proposto da Stufara, Prc-Fds) che impegna la Regione «a procedere all’eventuale fusione solo di quei Comuni le cui popolazioni si siano dichiarate favorevoli e i cui territori risultino contigui».

Il dibattito Per Alfredo De Sio (F. d’I.) «sembra che un argomento serio sia stato trasformato in una pagliacciata. Si arriva ai referendum in maniera frettolosa e senza coinvolgere realmente la cittadinanza. Serve un’azione di informazione verso i cittadini, in modo da rendere evidenti quale sarà la nuova organizzazione». Secondo Damiano Stufara «la grande attenzione al processo di unificazione dei Comuni non può giustificare forzature di carattere istituzionale e politico, che potrebbero avere ricadute negative anche dal punto di vista della democrazia e del sistema della partecipazione democratica, piegandolo ad una contingenza specifica».

Il processo in atto Per Fausto Galanello (Pd), «siamo di fronte ad un processo di autoriforma istituzionale nata dal basso, ad un progetto pilota importantissimo per l’Umbria, perché segna l’avvento di una nuova fase del regionalismo umbro imperniata sulla partecipazione e sulla consapevolezza dei territori che sarà sicuramente di stimolo per le riforme già avviate». Secondo Raffele Nevi (F.I), il referendum: «è una cosa buona e utile, un esempio che sarà seguito anche da altri territori che vedranno i vantaggi per i cittadini dei territori coinvolti. Speriamo che sia solo il primo passo di un processo di una vera semplificazione e razionalizzazione degli enti locali che serve all’Umbria e all’Italia. Questi Comuni moriranno se non fanno la fusione, che però deve essere portata avanti solo con il consenso della popolazione».

Le scelte Per Massimo Buconi (Psi), il progetto di fusione dei cinque Comuni «è un’operazione che, seppure oggettivamente complessa, si porta dietro un potenziale positivo trainante per altri territori umbri. I cittadini stanno dimostrando di non vedere più soltanto i ‘campanili’». Secondo Massimo Mantovani (Ncd), «in Umbria, tendenzialmente si dovrebbe raggiungere un traguardo di 25 Comuni. E questa iniziativa rappresenta una ‘mosca cocchiera’ che ha bisogno però di essere sostanziata. Giusto, quindi, perseguire questa linea di tendenza. Non condivido la fretta messa in atto per poter effettuare il referendum prima delle elezioni amministrative».

La presidente Catiuscia Marini mette in risalto che è «importante che le comunità interessate possano esprimersi attraverso il referendum. Alla Regione spetta solo la predisposizione del voto e delle sue regole. Andranno attivati processi di riforma processi di riforma dovrà porsi il tema della condivisione non solo dell’esercizio delle funzioni, ma di un livello istituzionale locale e territoriale adeguato alle risposte che dobbiamo dare alle nostre comunità locali amministrate. Ben 63 Comuni umbri hanno meno di 5 mila abitanti e molti di essi sono molto piccoli. Se vogliamo evitare la desertificazione dei centri minori dobbiamo porci il tema che chi esercita l’smministrazione comunale possa farlo in modo adeguato alle esigenze dei cittadini»

Quattro di loro saranno interessati dalle elezioni amministrative di primavera, ma i Comuni di Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone di Orvieto e Parrano (l’unco non interessato dalle elezioni), hanno intenzione di fondersi, entro l’estate, dando vita ad un solo Comune, vasto 220 chilometri quadrati e con circa ottomila abitanti.