Mario Bartolini, presidente del 'Volta'

di Mario Andrea Bartolini*

Mi sia permesso, come cittadino ternano e nel totale rispetto di chi, per il suo ruolo, ha la responsabilità di decidere e di esprimere un’opinione su quanto è accaduto e sta accadendo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni. L’espressione di un’opinione del genere, che si può approvare o disapprovare, ritengo che sia un diritto formularle da parte di un qualsiasi abitante della nostra città questo per diversi motivi ma soprattutto perché fatti di questo genere non sono privati ma di pubblico interesse per tutti i cittadini e per l’immagine complessiva della nostra città.

I soci protagonisti della Fondazione Carit in questa circostanza non si sono comportati giustamente, con le loro decisioni per molti aspetti incomprensibili e ingiustificabili hanno compiuto un chiaro atto di ingerenza che ha recato danno e offesa al sindaco, al Comune ed all’intera cittadinanza ternana. Sia chiaro, non intendo scendere sul terreno di un giudizio sulle singole persone, tutte rispettabilissime, coinvolte in modo tanto sbagliato nel corso di questa vicenda che si poteva e si doveva evitare per me. Mi riferivo al metodo seguito nella gestione di un sodalizio che più di qualche privato benestante dovrebbe essere considerato strumento a disposizione dell’intera cittadinanza.

Il sindaco di Terni ha fornito, mi riferisco a quella letta sui giornali, una risposta che condivido ma che ritengo debole e quindi non adeguata alla gravità di quanto è successo. Ci sono due aspetti a riguardo che mi piace sottolineare: la prima, un Comune deve respingere e rifiutare un trattamento del genere e non subire nella sostanza cosi come nei fatti sta avvenendo atteggiamenti che sono lesivi per una comunità da qualsiasi parte questi atti vengano prodotti; il secondo aspetto riguarda la politica della Fondazione Carit che, pur in possesso di una disponibilità finanziaria di oltre 200 milioni di euro accumulati grazie ai depositi bancari di tanti risparmiatori ternani grandi e piccoli, non li utilizza come sarebbe necessario e si limita a concedere contributi per le iniziative sociali e culturali, pur importanti, di scarsa consistenza e senza un particolare valore per la soluzione dei problemi di fondo presenti nella realtà ternana.

In questo aspetto il Comune di Terni non si può limitare a prendere atto dello status quo ma ha il dovere di agire con determinazione e di avanzare proposte concrete. So già che di fronte a queste mie opinioni qualcuno obietterà: “Ci sono regolamenti e statuti che non rendono possibile agire in questo modo”. La mia risposta è semplice e pronta: conosco questi condizionamenti, ma so anche che in presenza di una volontà politica unita ad una maggiore attenzione per i veri problemi della città, questi si possono modificare e migliorare.

*parlamentare del Pci dal 1972 al 1983, è stato anche segretario della Camera del lavoro di Terni, assessore alla Provincia di Terni e dirigente politico del Pci, di Rifondazione comunista e del PdCI, di cui è stato anche Presidente Regionale.

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