Una centralina Arpa

Non emergono elementi particolarmente critici dal monitoraggio e approfondimenti condotti da Arpa sulla qualità dell’aria nella zona prossima all’impianto della Pavi srl, che produce conglomerati bitumosi a Moano (Foligno) e sulle cui emissioni maleodoranti sono tornati alla carica i residenti della zona di Santo Stefano dei Piccioni e Cancellara, ma anche Sant’Eraclio, che attraverso la locale comunanza agraria hanno convocato una nuova assemblea pubblica per discutere della problematica. Sulla vicenda lunedì ha presentato un’interrogazione anche Michela Matarazzi, consigliere Pd di Foligno chiedendo all’amministrazione di portare in aula i risultati dell’indagine Arpa.

Qualità dell’aria Foligno L’esito dell’approfondimento è stato reso noto mercoledì mattina proprio dall’Agenzia regionale: «I dati relativi alle concentrazioni di PM10 – scrivono gli esperti – non evidenziano significative differenze rispetto a quelli registrati dalla più vicina stazione di monitoraggio (Porta Romana), né denotano particolari influenze derivanti dall’impianto in esame con la media del periodo in esame risultata abbondantemente sotto i limiti e mai andata oltre i limiti di legge». Oltre alle Pm10 è stata compiuta un’analisi sui microinquinanti come arsenico, cadmio, nichel e piombo: «L’analisi dei primi filtri – si legge nella nota Arpa –  rivela valori contenuti in linea con quelli rilevati in altre località e non si riscontrano influenze da parte dell’impianto di conglomerati bituminosi».

Indagine Arpa su sito industriale Moano Si resta comunque in attesa dell’esito dell’indagine che ha interessato nel mese di aprile le deposizioni al suolo per l’individuazione dei microinquinanti, i cui dati saranno disponibili entro giugno 2015. Attenzionate da Arpa anche le emissioni dell’impianto attraverso «un modello di simulazione della dispersione degli inquinanti in aria che ha permesso una valutazione dell’entità dell’impatto delle emissioni prodotte dall’impianto e delle aree di massima ricaduta, oltre che una stima sulle variazioni in termini di ricadute al suolo che si potrebbero produrre nel caso di innalzamento del punto di emissione, vale a dire il camino».

Emissioni e camino Sotto la lente sono quindi finite polveri fini, ossidi di azoto e composti organici volativi (Voc) e idrocarburi policiclici aromatici (Ipa): «Le concentrazioni ottenute sono risultate generalmente piuttosto contenute: i valori di concentrazione più elevati sono stati valutati dal modello entro i 200-300 metri di distanza dal camino, oltre i quali diminuiscono significativamente (fino a 5 volte). Per ciò che riguarda la valutazione degli effetti di un ipotetico innalzamento del camino del doppio della sua altezza, lo studio ha rilevato come questo porterebbe ad una riduzione delle ricadute al suolo degli inquinanti studiati di oltre il 30%».

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