di Elle Bi.
Selvaggia Lucarelli torna alla carica contro le celebrità e la finta beneficenza. Questa volta nel mirino della scrittrice è finito l’attore turco di soap opera Can Yaman. L’attore, secondo Lucarelli, avrebbe mascherato un tour commerciale, da cui ricavare cifre anche importanti, in tour benefico. Tra le donazioni, anche una all’Istituto Serafico di Assisi.
Chi è Yaman Can Yaman è un attore turco, famoso al pubblico italiano per il suo ruolo nelle fiction ‘Che Dio ci aiuti’ e ‘Viola come il mare’. Al momento è impegnato nelle riprese del film ‘Sandokan’ in uscita nel 2025. Sotto accusa è finito il tour benefico ‘Break the wall tour’. L’attore ha girato l’Italia, visitando alcune scuole, accompagnato da professori e dottori, per sensibilizzare e confrontarsi con gli studenti su temi come l’ansia e il disagio nei giovani. Con lui, in diverse tappe, c’è anche Francesco Pisani, direttore del reparto di neuropsichiatria infantile del policlinico Umberto I di Roma. Tali eventi proseguivano poi, in serata, in vere ospitate in discoteca, per la cui partecipazione Yaman avrebbe ricevuto, secondo Lucarelli, cachet anche a cinque cifre.
Il Serafico Il 3 marzo 2024, Can Yaman visita dunque l’Istituto Serafico di Assisi, come tappa del tour. Yaman è stato accompagnato da Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto, e da alcuni responsabili della sua associazione benefica ‘Can Yaman for Children’. Con tanto di foto di rappresentanza con l’ex governatrice Donatella Tesei. Durante la visita, l’associazione ha donato al poliambulatorio del Serafico tre dispositivi medico-sanitari: un pulsiossimetro, una bilancia con misuratore d’altezza e un nuovo aspiratore per pazienti disfagici. «Si parla di attrezzature da qualche centinaio di euro» scrive Lucarelli.
«Il valore delle apparecchiature donate da Yaman – precisa Di Maolo a Umbria24 – è di circa 2.900 euro. A qualcuno potrà sembrare poco, ma per noi una donazione è una donazione, non importa quanto». E in effetti anche sulle pagine del Fatto, la donazione al Serafico spicca tra le poche tracciabili. «Per noi, poteva anche limitarsi alla sola visita – continua la presidente – la sua presenza ha portato grande gioia ai nostri ragazzi e già quello per noi è importante. Per quanto riguarda le attrezzature donate, stavamo rinnovando gli ambulatori proprio in quel periodo e avevamo una lista di apparecchiature di cui avevamo bisogno. Lui ha scelto tra quelle. Come Istituto pretendiamo trasparenza totale quando si tratta di questo tipo di operazioni, siamo totalmente estranei alle vicende più opache, e anche Lucarelli l’ha evidenziato».
Riguardo, invece, alla contestazione di Lucarelli sul fatto che fosse una donazione ‘leggera’, soprattutto se rapportata ai cachet a cinque cifre che Yaman avrebbe percepito per le altre apparizioni, la presidente non si esprime: «Se ha donato troppo o troppo poco, non sta a noi giudicare. Abbiamo solo chiesto che la donazione fosse concreta e che si trasformasse immediatamente in qualcosa di utilizzabile dall’Istituto». E per quanto riguarda la visita in sé, l’idea sarebbe originata dai genitori di un’assistita del Serafico. «Credo conoscessero il manager – conclude Di Maolo – sapendo che Yaman stava facendo questo tour benefico, gli hanno proposto di passare da noi a fare una visita e lui ha accettato».
