Al centro Laura Santi dopo un’udienza

Appello della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi per Laura Santi, giornalista affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla che ha chiesto da tempo di poter completare le procedure per accedere eventualmente al suicidio assistito. «Laura merita rispetto: il dolore e la sofferenza di chi è costretto a vivere ogni istante della propria vita come una tortura non può più essere più ignorato. Auspico pertanto che Asl e Comitato etico, si pronuncino con somma urgenza», scrive Ferdinandi. Nei giorni scorsi si è svolta un’udienza per verificare eventuali ritardi o omissioni da parte dell’azienda sanitaria locale, che ha sostenuto di aver definito il proprio iter, confermando che Santi può accedere al percorso; la decisione finale però è nelle mani nel comitato etico regionale.

L’appello «Come sindaca e responsabile della salute dei cittadini di Perugia, ma ancor prima come cittadina – sostiene Ferdinandi -, ritengo doveroso sollecitare le istituzioni affinché si pronuncino quanto prima con un atto che indichi con chiarezza se Laura Santi, ha i requisiti per poter scegliere liberamente se accedere alle procedure previste per il suicidio medicalmente assistito. Questo in ottemperanza rispetto a quanto disposto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale che ha stabilito come il diritto alla vita deve essere bilanciato con il diritto all’autodeterminazione e alla dignità della persona. Laura sta combattendo ogni minuto per esistere e resistere, in una condizione di vita che è al limite della sopportazione umana e ha il diritto di avere le risposte che attende da troppo tempo».

Coraggio e determinazione «Conosco e apprezzo Laura: la sua gentilezza, la sua intelligenza, il suo coraggio e la sua determinazione» dice ancora la sindaca. «Riconosco e rispetto – ha aggiunto – il valore delle battaglie che porta avanti insieme a tutti coloro che la sostengono. Serve promuovere, a tutti i livelli, una cultura di empatia e rispetto, affinché ogni persona possa sentirsi valorizzata e supportata nel proprio percorso. Non sta a me entrare nel merito di una procedura che sconta, a parità di condizioni e patologie, tempi ed esiti diversi in base alle regioni interessate. Serve però che le istituzioni umbre facciano uno sforzo, umanizzando almeno i tempi di risposta e riconoscendo il valore e il sacrifico compiuto da una donna che sta lottando, sopra le proprie forze, per affermare un principio sancito dalla legge a difesa del diritto alla libera scelta di ogni individuo. Auspico che su questo tema il Parlamento italiano, per primo, faccia la propria parte, recependo le raccomandazioni della stessa Corte Costituzionale e arrivando ad approvare una legge sul ‘Fine vita’».

Una legge «Nel mentre – prosegue Ferdinandi – la Regione potrebbe comunque dotarsi di una propria legge, con cui andare a disciplinare i tempi e le modalità di accesso al procedimento e alle prestazioni pubbliche, come è stato fatto in altre regioni. Ritengo che sarebbe un gesto di civiltà assicurare alle persone affette da patologie irreversibili, tenute in vita con trattamenti di sostegno vitali e che versano in condizioni di sofferenza fisica e psicologica assolutamente intollerabili, di poter scegliere consapevolmente se ricorrere o meno ad un fine vita dignitoso. Si tratta – conclude Ferdinandi – di una scelta che interroga profondamente le coscienze ma che trova sostanza e fondamento nel diritto alla dignità e autodeterminazione personale che la nostra Carta costituzionale garantisce a tutti noi».

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