di Stefania Supino
Risale a pochi giorni fa la raccolta firme di 80 giuriste italiane – tra queste anche una docente umbra – che si sono schierate contro il disegno di legge proposto dal Governo che mira a introdurre il reato di femminicidio. La legge dovrà superare l’approvazione da entrambe le Camere del Parlamento, ma intanto già ha scatenato polemiche, soprattutto per l’aspetto propagandistico e la pena base del reato. Ai microfoni di Umbria24 è intervenuto il professore ordinario di diritto penale dell’Università di Perugia, Andrea Sereni, il quale si è espresso sulla raccolta firme e i motivi di disaccordo.

Il documento Il documento, risalente al 26 maggio 2025, nasce dall’impegno contro la violenza di genere di sette docenti ordinarie di diritto penale dell’Alma Mater di Bologna, delle università di Trento, Bolzano, Foggia e Roma. Il documento, arrivato a contare oltre settanta adesioni, è stato presentato il 29 maggio in Commissione giustizia al Senato. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera le giuriste sostengono che «sia necessario intervenire per contrastare le forme di discriminazione e violazione dei diritti umani, evitando strumentalizzazioni populistiche». Un reato, quello sul femminicidio, che secondo le docenti non sradicherebbe alla base la violenza di genere e quindi non porterebbe benefici sul piano della prevenzione bensì, avrebbe solo un significato simbolico a scapito dei principi di una buona tecnica legislativa in ambito penale.
Adesione Nell’elenco delle settanta adesioni compare il nome della professoressa Stefania Sartarelli, docente di diritto penale dell’Università di Perugia. Una firma che rappresenta un gesto di coraggio e senso di responsabilità, seppure resti l’unica sottoscrizione dalla regione. Il professor Andrea Sereni, ordinario della stessa disciplina, a riguardo si dice né favorevole né contrario, spiegando: «Sono tra coloro che non credono che il nuovo reato sia una cosa utile per la prevenzione. Ritengo siano fenomeni che, nonostante la pena dell’ergastolo, non riescono ad arrestarsi o per lo meno questa non basta. I recenti casi di cronaca mostrano come razionalità e bontà d’animo non siano sufficienti a contenere una società violenta, in cui la violenza si incanala per sentieri sociali e mentali poco chiari». Il professore aggiunge che la rappresentazione della violenza nei media e nei film, specialmente scene crude e realistiche, anche se non intenzionalmente, rischiano di generare gravi effetti emulativi.
Art. 577-bis Il disegno di legge, approvato lo scorso marzo dal Consiglio dei ministri, introduce il delitto di femminicidio con l’articolo 577-bis. Ad oggi, l’articolo 575 e il 584 del codice penale, che disciplinano rispettivamente l’omicidio volontario e l’omicidio preterintenzionale, prevedono una pena detentiva da ventuno a ventiquattro anni. Tale pena può essere aumentata in base all’articolo 577, che elenca le circostanze aggravanti dell’omicidio, come la premeditazione, la crudeltà o il vincolo affettivo. Diversamente da quanto attuato sino ad ora, il ddl approverebbe il femminicidio direttamente come aggravante punibile con l’ergastolo e riconoscerebbe perciò la violenza di genere con un reato specifico, differenziandola dal reato di omicidio generico. «Questa tutela rafforzata sul piano legale – sostiene il professore – pone dei problemi di costituzionalità nel rispetto del principio di eguaglianza. Creiamo quindi una gerarchia delle vittime e del dolore, ma la vita è un bene assoluto per tutti senza distinzione». I recenti casi di cronaca – Filippo Turetta e Alessandro Impagnatiello – hanno dimostrato che la pena a vita è già attuata, ove rientrino gli aggravanti. «Condivido anche io, come le giuriste, le perplessità in merito alla pena base del nuovo reato, dato che ora come ora è una pena problematica» spiega Sereni.
Legge sul femminicidio Nel 2013 è stata introdotta una legge sul femminicidio, con una serie di misure, preventive e repressive, per combattere la violenza di genere. La legge n. 119/2013 ha istituito il reato di omicidio volontario aggravato dal legame di parentela o dalla convivenza con la vittima di sesso femminile. Inoltre, ha inasprito le pene per i reati di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violenza sessuale. Previste dalla legge anche misure volte alla prevenzione, alla protezione e al sostegno delle vittime di violenza di genere. Negli anni le leggi del codice penale e le leggi extracodicistiche sono state potenziate con lo scopo di prevenire la violenza di genere: «Le pene sono già oggi molto alte e spesso il colpevole di femminicidio viene individuato nel giro di poche ore o pochi giorni, andando incontro ad una condanna certa e una pena alta – afferma il professore e conclude – eppure assistiamo ad un effetto di emulazione continuo».
