Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 16 giugno - Aggiornato alle 00:17

Esplosione di Gubbio, la Chiesa: «Crisi del lavoro non può attenuare attenzione su sicurezza in aziende»

Parla l’avvocato Di Maolo della Ceu: «Nelle aziende non si può morire né essere umiliati, istituzioni e comunità facciano di più»

©Fabrizio Troccoli

«Sentimenti di sgomento, sofferenza e rabbia pervadono tutta la nostra comunità di fronte a queste giovani vite spezzate nell’atto del lavoro». A sottolinearlo è l’avvocato Francesca Di Maolo, coordinatrice della Commissione regionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale dell’Umbria che così interviene sull’esplosione del laboratorio magazzino di Gubbio in cui veniva lavorata la cannabis e dove hanno perso la vita Samuel Cuffaro, 19 anni, e Elisabetta D’Innocenti, mamma di 52 anni.

VIDEO: L’ESPLOSIONE
VIDEO: SOCCORRITORI AL LAVORO
FOTO: EDIFICIO SVENTRATO E DOLORE

Esplosione di Gubbio «I loro nomi si aggiungono a una lunga lista di persone che hanno perso la vita a causa del lavoro in Umbria e a una lista ancora più lunga che nel nostro Paese si aggiorna tragicamente ogni giorno» ha detto Di Maolo, definendo «la sicurezza sul lavoro fattore rilevante di civiltà». A nome dell’organismo pastorale delle Chiese dell’Umbria, la coordinatrice della commissione Ceu dice che «se questo è il momento del dolore, né oggi, né domani può essere il tempo della rassegnazione: il lavoro non può trasformarsi in morte, perché il lavoro è vita, perché il lavoro è espressione della nostra identità, è partecipazione all’organizzazione economica e sociale del Paese, è espressione e fondamento della nostra democrazia. Per questo la sicurezza di chi lavora è una priorità sociale fondamentale ed è uno dei fattori più rilevanti della nostra civiltà».

REAZIONI: DAL SINDACO ALLA CGIL
SAMUEL MORTO A 19 ANNI: ERA ATTESO IN PIAZZA GRANDE
DUE INDAGATI ED ESTRAZIONE THC SOTTO LA LENTE

Il messaggio della Ceu Anche per la Chiesa, è evidente, la crisi del lavoro non può attenuare la sicurezza, perché «siamo tutti consapevoli che ci aspettano giorni difficili per attraversare una crisi senza precedenti, ma di fronte alla crescita della disoccupazione, che colpisce soprattutto i giovani e le donne, c’è il serio rischio che l’attenzione sulla sicurezza del lavoro si attenui. Tutte le istituzioni e la comunità nel suo complesso devono impegnarsi sulla via della sicurezza sul lavoro con determinazione e responsabilità». E in questo senso per l’avvocato Di Maolo «Samuel ed Elisabetta, insieme a tutti gli altri nomi che li hanno preceduti, non devono diventare per noi solo una doverosa memoria, ma un impegno a custodire la persona che lavora e a fondare realmente la nostra Repubblica di un lavoro degno che esprima tutta la vita delle persone che lo rendono e che mai possa ferire, umiliare o uccidere».

I commenti sono chiusi.