di M.T.
Negli ultimi dieci anni oltre un milione di italiani ha preso parte ai programmi Erasmus+ dedicati allo studio, al tirocinio, alla ricerca, alla formazione e allo scambio di buone pratiche. Il dato emerge dalle statistiche dell’Agenzia nazionale Indire, diffuse in occasione dell’Infoday ospitato dall’Alma Mater di Bologna. Dentro questo quadro nazionale si inserisce anche il profilo di Perugia, dove l’Università degli Studi e l’Università per Stranieri partecipano stabilmente alla mobilità internazionale finanziata dall’Unione europea.
A livello nazionale, tra il 2014 e il 2024 l’azione chiave dedicata all’istruzione superiore ha sostenuto 425 mila mobilità tra studenti, docenti e personale amministrativo. La crescita è stata continua, con un picco nel 2023, mentre nel 2025 sono partiti 40.405 universitari verso Paesi Ue, a cui si aggiunge un’ulteriore quota di mobilità extraeuropea. L’Italia, nello stesso periodo, è diventata la seconda destinazione più scelta dagli universitari europei, superata soltanto dalla Spagna.
Applicando al quadro nazionale il peso della popolazione accademica perugina e distribuendo le proporzioni sugli andamenti dei diversi anni, è possibile stimare la partecipazione complessiva degli studenti e dello staff dei due atenei cittadini. Il risultato porta a un totale di circa seimila mobilità per l’Università degli Studi a cui va aggiunta una quota aggiuntiva imputabile all’Università per Stranieri, che negli ultimi anni ha incrementato la propria partecipazione anche attraverso programmi come la mobilità internazionale extra-Ue finanziata con l’azione KA171. Considerando entrambe le istituzioni e mantenendo un margine prudenziale, il dato complessivo per Perugia supera le settemila partecipazioni tra il 2014 e il 2024.
La ricostruzione anno per anno consente di cogliere l’evoluzione del fenomeno. Nel 2014 la mobilità imputabile a Perugia può essere stimata in circa 320 partenze; l’anno successivo le partecipazioni salirono attorno a quota 360, mentre il 2016 vide un ulteriore incremento vicino a 430. La crescita proseguì anche nel 2017, con un valore stimabile in 470 partecipazioni, e nel 2018, quando si raggiunsero circa 520 partenze. Il 2019, ultimo anno prima della pandemia, mostra una stima attorno ai 600 studenti e membri dello staff in mobilità.
Il 2020 rappresenta l’eccezione legata alle restrizioni sanitarie: le partenze per Perugia scesero a circa 250. L’anno successivo, nonostante le limitazioni ancora presenti, si registrò una ripresa attorno a 350 partecipazioni. Dal 2022 la mobilità è tornata a crescere in maniera più consistente, con una stima di circa 550 partenze, salita poi a poco meno di 600 nel 2023. Il 2024, in attesa dei dati definitivi, viene stimato su valori simili a quelli dell’anno precedente, mentre per il 2025 si prevede un ulteriore incremento, trainato anche dalla ripresa delle mobilità extra-Ue.
Nel complesso, l’andamento degli ultimi dieci anni conferma l’aumento dell’internazionalizzazione nel sistema universitario perugino. L’Università degli Studi pesa in maniera prevalente per dimensioni e numero di corsi, mentre l’Università per Stranieri contribuisce con una quota minore ma significativa, rafforzata dalle attività rivolte alle lingue, alle culture e alle relazioni internazionali. La tendenza generale indica che, dopo la contrazione dovuta alla pandemia, gli scambi stanno progressivamente tornando sui livelli più alti del decennio, in linea con l’evoluzione nazionale ed europea.
I dati quindi non possono che confermare una identità riconosciuta di Perugia città internazionale, una vocazione che sia l’Università degli Studi che quella per Stranieri continuano a confermare. Le pur ridotte dimensioni del capoluogo umbro non valgono a spingere Perugia tra le città provinciali italiane, e questo probabilmente trova origine proprio nella lunga missione delle università, dell’Accademia, del Conservatorio e del mondo della formazione in generale, che oltre a restituire una popolazione studentesca multietnica, disponibile a lasciarsi contaminare e a contaminare il tessuto sociale cittadino, determina una spinta virtuosa sul sistema economico delle imprese, che si collocano quasi naturalmente in uno scenario internazionale.
