di Daniele Bovi
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Dal camino del rettorato dell’Università di Perugia si scorge solo fumo nero. Si perde infatti tra i corridoi di palazzo Murena l’ipotesi di una soluzione «politica» al caos scatenato dall’esclusione, nei giorni scorsi, della maggior parte delle liste di Udu-Sinistra universitaria e Alleanza universitaria. Nel corso dell’ennesimo incontro con il rettore Francesco Bistoni infatti, durato quasi tre ore, mercoledì pomeriggio nessuna soluzione percorribile è stata trovata. Posizioni distanti e scie di veleni e sospetti. Palazzo Murena ha chiesto agli studenti di aspettare la decisione del Tar (l’udienza è fissata per il 5 giugno) con l’impegno di non procedere con un ulteriore secondo grado di giudizio. Qualunque sia la sentenza sul doppio ricorso presentato da Udu e Alleanza universitaria. Un percorso sul quale, scrivono in una nota gli studenti di Universitas (la lista vicina a CL), c’è il sì di tutte le liste (anche Alleanza è pronta a rinunciare al secondo grado), tranne che dell’Udu e di Liberamente Terni.
Soluzione bocciata La soluzione infatti viene bocciata dall’Udu che non vuole neppure votare a fine luglio perché molti elettori-studenti in quel periodo sarebbero a casa. La Sinistra universitaria, che smentisce anche il fatto che l’Ateneo, senza elezioni, rischierebbe i 18 milioni di euro di finanziamenti relativi alla quota premiale del Fondo nazionale, vuole la massima partecipazione degli studenti, pensa ad un percorso che prevede l’apertura delle urne per i loro rappresentanti entro settembre e poi, il mese successivo, le elezioni per il rettore alle quali partecipano schierando il 15% circa del corpo elettorale (ovvero i rappresentanti nei Consigli di dipartimento, in quello nazionale degli studenti, nel cda dell’Università, nel Senato accademico e nella Commissione di controllo).
L’udienza Ora però bisognerà capire cosa accadrà il 5 giugno. In caso di una sentenza sfavorevole infatti l’Udu potrebbe ancora scegliere la via delle carte bollate facendo così slittare ancora l’apertura delle urne. Dal canto loro gli studenti di Universitas spiegano che invece il rischio di perdere i 18 milioni è concreto, così come quello di essere commissariati, e puntano il dito verso l’Udu: «Non accettando di rimettersi alla decisione del tribunale al quale loro stessi si sono appellati – scrivono, hanno dichiarato la loro indisponibilità a tale accordo, rendendosi così responsabili del rischio al quale va incontro l’Università».
