L'ospedale di Perugia. Foto F. Troccoli

Gli hanno diagnosticato un melanoma ma lui trova il coraggio e la forza di lottare contro la malattia nello sport. Ecco la lettera di un perugino.

Quando una persona è colpita da qualsiasi patologia tumorale, automaticamente in un istante si cambia inevitabilmente, e ci si sente come schiacciati da un macigno dal quale si crede che non si possa più rialzarsi. A meno che ‘avanti tutta’, il nome che ho voluto dare alla mia associazione. Mi sono trovato ad affrontare delle grosse difficoltà di carattere fisico con le quali ho dovuto da subito fare i conti. D’altronde la diagnosi è stata chiara fin da subito: adenocarcinoma al polmone IV stadio con tripla mutazione genetica, inoperabile con metastasi cerebrali ripetitive.

Grazie alla mia energia positiva, all’ entusiasmo, all’amore per lo sport che è da sempre la caratteristica che mi hanno contraddistinto, ho visto questa “tegola” caduta su di me, ma che poi si è riversata anche sulle persone che mi conoscono, non come una tragedia, ma piuttosto come una opportunità dalla quale trarne un qualche beneficio, e l’ho subito accettata, seppur sapendo che si sarebbe trattato di un percorso durissimo. Parrebbe impossibile anche solo pensarlo, ma se io ce la sto facendo, lo assicuro anche agli scettici.

Un altro importante ruolo, lo ha giocato sicuramente l’equipe medica del reparto di oncologia medica,dove ho passato numerosi giorni di ricovero, guidata da Lucio Crinò, tutti medici con uno spirito di servizio e con una competenza davvero straordinaria. Mi sento molto fortunato per essermi trovato in un vero centro d’eccellenza, in cui io faccio la mia parte , ma anche tutti i medici e il personale infermieristico fanno la loro, prodigandosi per contrastare il più possibile la mia grave patologia.

Martedì mattina, dopo aver ritirato alcuni referti relativi ad esami effettuati qualche giorno prima, ho avuto un incontro speciale nei corridoi dell’ospedale, con Giacomo “Jack” Sintini, campione di pallavolo e vincitore dell’ultimo scudetto, che avevo conosciuto personalmente già a novembre. Ho riconosciuto in lui un esempio inconfutabile che si può guarire da questo male subdolo, grazie ripeto anche all’amore ed alle coccole di tutto il personale medico e infermieristico.

Ci siamo abbracciati forte e ne è scaturita un’energia positiva che tutto il centro ospedaliero penso abbia percepito. Ho avuto il piacere di stare con lui un paio d’ore, ci siamo guardati con intensità e credo che ora lui per me rappresenta un punto di riferimento preciso. Le terapie che affronto sono terrificanti, dolorose , a volte mi mettono a tappeto, togliendoti tutte le forze fisiche, e pare che il tumore non ti dia scampo, da lì comincia un’altra battaglia, e a condurla è e sarà la propria mente. Questo sostegno invincibile appunto, riesce a farti arrivare dove niente e nessuno può, nessun farmaco, nessun sostegno, solo la tua mente.

Io devo dire grazie ad aver trovato da subito questo spirito positivo grazie allo sport che amo di più, che è la corsa, una passione nata verso la fine degli anni ’90 a cui ora, probabilmente, devo anche la qualità della mia vita. Gli allenamenti durissimi, la fatica, il sacrificio, il traguardo, sono tutti elementi che quando si stà combattendo con un tumore, aiutano in maniera significativa, la volontà di non mollare, la voglia di farcela, dare sempre e comunque il meglio di sé, a prescindere dal piazzamento finale, insomma, si vince sempre…

Il messaggio che vorrei trasmettere è che non solo con un tumore si vive, ma si può addirittura guarire e migliorare sensibilmente la qualità della vita. Avanti tutta.

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