di Dan. Bo.
«La Regione è pronta ad avviare le procedure per l’affidamento dei servizi di trasporto in modo da espletare le gare entro il primo semestre del 2015». A spiegarlo è stata lunedì la presidente della Regione Catiuscia Marini che, con il consulente Stefano Ciurnelli, l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti e quello provinciale Luciano Della Vecchia, ha dato il via a palazzo Cesaroni alla fase di partecipazione sul nuovo Piano regionale dei trasporti 2014-2023. Uno strumento di programmazione mentre i Piani di bacino, redatti dalle Province, rappresentano la traduzione in termini operativi. «Monitoraggi e revisioni» sono previsti ogni tre anni per un documento che vuol operare su tre grandi dimensioni: quella euro-nazionale, quella trans-regionale e quella regionale. La prima azione che il Piano si pone è l’integrazione dell’Umbria nel sistema delle reti europee e nazionali per il trasporto di passeggeri e merci. Il secondo ambito d’azione invece abbraccia la dimensione extraregionale e l’integrazione interregionale, proponendosi il collegamento del ruolo dell’Umbria come cerniera e promotrice di integrazioni interregionali tra i territori dell’Italia centrale.
No sovrapposizioni Per quanto riguarda il territorio regionale l’obiettivo generale è la messa a punto di un sistema multimodale fortemente integrato che eviti le sovrapposizioni e garantisca la coesione territoriale, essendo quindi in grado di servire sia le aree più popolate che quelle meno abitate. Tema centrale sarà quello della «rottura di carico», ovvero il passaggio da un sistema di trasporto ad un altro per raggiungere in tempi più brevi la destinazione producendo anche risparmi. Attenzione è riservata anche alle persone con disabilità con la previsione di servizi accessibili. Il Piano inoltre punta alla semplificazione dell’informazione anche attraverso le nuove tecnologie per far conoscere agli utenti gli orari e le varie tappe di percorrenza del mezzo di trasporto in tempo reale. Infine, è previsto un biglietto unico intermodale che permetterà di passare da un mezzo all’altro. «Il nuovo Piano – ha assicurato Marini – punta ad una mobilità urbana sempre più sostenibile e meno impattante dal punto di vista ambientale, ciò significa che nella nostra regione produrrà una sorta di mini-rivoluzione».
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Soldi Per dare concretezza alle parole del documento serviranno però soldi, e sul punto la presidente ha detto che «la Regione in questo settore ha fatto tanto e in questi anni non ha mai ridotto le risorse utilizzando anche quelle del proprio bilancio. Continueremo a fare la nostra parte, ma occorre che tutti i soggetti interessati facciano la loro, perché solo lavorando in modo coordinato si potranno realizzare gli obiettivi del Piano». «Per quanto riguarda la Provincia di Perugia – ha spiegato l’assessore Luciano Della Vecchia – il Piano nasce dallo studio dettagliato della situazione del trasporto pubblico locale dal quale emerge che l’80% dei cittadini si spostano con auto private. Tutto ciò incide negativamente sulla sicurezza stradale e sull’inquinamento atmosferico. Per questo è indispensabile incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico e perché ciò accada occorre rivoluzionare il Tpl attraverso un processo di trasformazione che sia in grado di fronteggiare la scarsità di risorse senza tagli ai servizi».
L’aeroporto All’interno del Piano un ruolo importante lo giocherà l’aeroporto regionale, impegnato a dare attuazione al piano di rilancio varato nelle settimane scorse. Lunedì i sindacati proprio sul punto hanno chiesto quali sono le strategie, dalle nuove rotte al partner privato del quale si è discusso. La presidente ha spiegato che il ‘San Francesco’ dovrà reggersi sulle sue gambe e per far questo dovrà toccare i 5-600 mila passeggeri contro i 215 mila attuali. E ovviamente serviranno soldi, sia pubblici che privati.
I timori Qualche timore al proposito c’è se si guarda al decreto (il 90, articolo 28) voluto dal governo Renzi con lo scopo di rendere più efficiente la pubblica amministrazione: lì si prevede il dimezzamento degli oneri che le aziende iscritte versano alle Camere di commercio, e dato che quella di Perugia è uno dei principali soci di Sase insieme alla Regione, le conseguenze potrebbero essere molto negative. A ciò vanno aggiunte Province con autonomia sempre più limitata e Comuni che di certo non navigano nell’oro. Ecco perché, quindi, le risorse dei privati secondo la presidente diventano decisive: «Serve un’accelerazione su questo versante – ha detto -, ora facilitata dall’arrivo della concessione ventennale. Senza investimenti esterni, non ci saranno grandi possibilità di crescita».
Twitter @DanieleBovi
