L’abbraccio commosso del sindaco Wladimiro Boccali agli anziani religiosi Fatebenefratelli è stato l’abbraccio dell’intera città di Perugia all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio (detto Fatebenefratelli), che ha operato nel capoluogo umbro per più di quattro secoli, per l’esattezza 429 anni, dal 1584 al 2013. Un gesto particolarmente sentito e non formale, quello del primo cittadino, compiuto nella serata di domenica 27 ottobre al termine della S. Messa nella cattedrale di San Lorenzo, preceduta dall’incontro promosso dalle Istituzioni civili e religiose in segno di omaggio-riconoscenza ai Fatebenefratelli nel momento in cui hanno lasciato la città.
Il saluto Le ragioni della loro partenza sono state evidenziate dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti intervenendo e coordinando l’incontro dal titolo “I Fatebenefratelli a Perugia: quattrocento anni di storia tra carità e assistenza”, conclusosi con la relazione storica dell’accademica Rita Chiacchella, docente di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Perugia. «Le ragioni sono molteplici – ha detto l’arcivescovo – prima fra tutte l’età avanzata dei fratelli religiosi e la mancanza di nuove vocazioni: un problema che investe molte famiglie religiose di antica fondazione». L’Ordine dei Fatebenefratelli fu fondato nella Spagna della seconda metà del ‘500 da san Giovanni di Dio e ben presto diffusosi in tutto il mondo. I primi Fatebenefratelli giunsero a Perugia nell’anno 1584, fondando successivamente l’Ospedale di San Nicolò, nell’antico quartiere di Porta Eburnea, nella cui chiesa ancora oggi riposano i resti mortali del primo superiore generale dell’Ordine, padre Pietro Soriano, morto a Perugia nel 1588.
La storia I Fatebenefratelli, come ha sottolineato durante l’incontro l’attuale loro superiore generale, padre Jesùs Etayo Arrondo, «arrivarono a Perugia per assistere gli infermi incurabili e i malati più poveri e nel corso di questi quattro secoli sono sempre restati al loro posto, al servizio dei più bisognosi ed emarginati, anche in situazioni molto difficili ed avverse, rimanendo fedeli al carisma del fondatore, san Giovanni di Dio, e al voto di ospitalità che avevano professato». Rivolgendosi ai rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose presenti, il superiore generale ha detto: «vi ringrazio per la fiducia e la collaborazione che c’è stata in tutti questi anni, nei momenti di difficoltà, nei quali abbiamo preso decisioni importanti per la città e per la salute dei cittadini, ma anche e soprattutto nei momenti lieti in cui abbiamo potuto riorganizzarci per prevenire e curare nella maniera più adeguata». Quest’ultimo aspetto è stato richiamato anche dal direttore del Distretto del Perugino dell’Azienda USL Umbria n°1, Giuseppina Bioli, nel soffermarsi sull’importanza dell’opera dei Fatebenefratelli a livello socio-sanitario sempre al passo con l’evoluzione della scienza medico-ospedaliera. Un’opera che è stata presa di esempio in particolar modo nell’assistenza dei malati incurabili e che ha precorso per certi aspetti, come ha ricordato lo stesso superiore generale, gli attuali Hospice per malati terminali.
L’opera Significative e toccanti sono state anche le testimonianze di mons. Saulo Scarabattoli, parroco della chiesa di Santo Spirito, di Ennio Picchio, già primario del Policlinico Santa Maria della Misericordia per la Diabetologia e la Scienza dell’alimentazione, e di Isabella Taddei, volontaria-responsabile del Gruppo dell’Associazione perugina di volontariato (Apv), promossa dalla Caritas diocesana, operante presso la Casa dell’amicizia “Alessandro Seppilli” per persone anziane e in difficoltà. In questa struttura hanno operato negli ultimi anni i religiosi dei Fatebenefratelli della comunità di Perugia, distinguendosi nel loro servizio. «Essi sono nella Chiesa – ha commentato l’arcivescovo mons. Bassetti – l’avanguardia di quelli che, lungo le “periferie esistenziali” del mondo, si fanno vicini all’umanità sofferente».
L’esortazione Anche il sindaco Wladimiro Boccali, nel portare il saluto di ringraziamento dell’intera città ai Fatebenefratelli, ha evidenziato la loro importante opera profusa per le persone più deboli e sole, esortando i “vertici” dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio di ritornare in futuro a Perugia con una propria comunità. Esortazione che è stata fatta propria da tutti gli intervenuti. Padre Gerardo D’Auria, direttore generale della Provincia Romana dei Fatebenefratelli, nel dirsi particolarmente colpito dalla vicinanza di non pochi perugini e delle loro Istituzioni al suo Ordine, ha raccolto quest’esortazione e, nel contempo, ha auspicato che la loro opera a favore dei poveri e dei malati portata avanti nello spirito del Santo Fondatore Giovanni di Dio possa proseguire con coloro che hanno collaborato negli anni con i Fatebenefratelli. L’arcivescovo mons. Bassetti, avviandosi alla conclusone, ha affermato che «le Istituzioni e le persone passano, ma il bene resta e di questo bene noi tutti siamo testimoni». Un’ultima significativa testimonianza dell’operato dei Fatebenefratelli perugini è giunta dall’arcivescovo emerito mons. Giuseppe Chiaretti. Il presule, all’inizio dell’omelia della S. Messa in San Lorenzo, ha ricordato quando questi religiosi si prodigarono in occasione di una grave “emergenza umanitaria” che, nel 1999, si stava consumando al di là del mar Adriatico. Perugia non fece mancare la sua solidarietà alle popolazioni in guerra dell’ex Jugoslavia nel momento in cui la Caritas diocesana accolse cinquanta giovani profughi kosovari, che trovarono ospitalità proprio presso la comunità dei Fatebenefratelli.
