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lunedì 26 settembre - Aggiornato alle 08:39

Donne vittime di violenza mafiosa, Umbria apripista in Italia: «Lo dobbiamo a Barbara Corvi»

Pronto un protocollo per accogliere e sostenere chi abbandona famiglie delle criminalità organizzata

A sinistra le sorelle di Barbara Corvi

di Chiara Fabrizi

Accogliere e sostenere le donne vittime di violenza mafiosa disposte ad abbandonare le famiglie legate alla criminalità organizzata. Il protocollo Libere di essere è pronto, ma al momento ha la forma della proposta, perché sono attese le firme di tutti i soggetti coinvolti. Una volta apposte, però, oltre a essere inserito nella prossima legge regionale, che dovrebbe stanziare anche risorse adeguate, in Umbria sarà attivato un modello concreto di supporto che non ha al momento precedenti in Italia. Nel giorno del compleanno di Barbara Corvi, l’Osservatorio contro la criminalità organizzata, organismo operativo della commissione regionale antimafia, ha presentato il progetto frutto di un complesso lavoro che ha coinvolto sia la rete dei centri antiviolenza umbri che le realtà che combattono la criminalità organizzativa attive sul territorio, ma che dovrà essere sposato anche dalle tre Procure umbre (Perugia, Terni e Spoleto).

VIDEO: UMBRIA APRIPISTA PER DONNE VITTIME DI MAFIA

Donne vittime di violenza di mafia «L’obiettivo è alto, perché vogliamo portare all’interno delle politiche nazionali antimafia un nuovo modello di riferimento, tracciando un filo rosso tra la violenza contro le donne e la violenza di mafia» ha detto la componente dell’Osservatorio antimafia regionale, Sabrina Garofalo, affiancata dalle sorelle di Barbara Corvi, Irene e Monica, entrambe presenti lunedì mattina nel palazzo del consiglio regionale, con una maglietta che pone una domanda: Dov’è Barbara? «Oggi abbiamo festeggiato davvero perbene il compleanno di nostra sorella» hanno detto commosse Irene e Monica, che da 12 anni e mezzo sono impegnate nelle ricerca di Barbara, anche con «l’obiettivo – sono state le loro parole – di far sì che la sua vicenda sia di ispirazione per altre analoghe. Crediamo che Barbara in questi anni sia entrata dentro tutti voi e percepiamo come massima la determinazione dell’Osservatorio e di tutti i soggetti coinvolti»

Umbria apripista in Italia Il protocollo, che prevede meccanismi di accoglienza analoghi a quelli attivi per le vittime di violenza di genere, è già stato approvato dal Centro regionale per le pari opportunità (Cpo), guidato da Caterina Grechi, che ha evidenziato la necessità «di reagire con azioni concrete ed efficaci al fine di assicurare – sono state le sue parole – un’alternativa reale a donne che provengono da famiglie criminali e se ne dissociano, con l’obiettivo di contrastare le conseguenze nefaste del binomio mafia e violenza di genere». Certe, per Grechi, sono «valenza e potenzialità del protocollo», per il quale il Cpo si è impegnato «a mettere a disposizione tutto ciò che è nelle nostre facoltà, a cominciare dalla formazione, perché all’instancabilità delle mafie – ha detto la presidente – contrapponiamo quelle delle reti antiviolenza e antimafia, che resteranno in prima linea fino all’ultimo giorno».

Lettere per Barbara Con loro anche il presidente dell’Osservatorio, Walter Cardinali, che ha presentato anche altri due progetti attivati oggi nel giorno del compleanno di Barbara Corvi. «Ogni 27 del mese, giorno del compleanno di Barbara, ma anche della sua scomparsa, pubblicheremo una lettera indirizzata a lei per tenerne viva la memoria» ha detto Cardinali, che con l’Osservatorio ha dato il via all’iniziativa, firmando la prima. «La tua storia continui a essere memoria collettiva di questo paese» è uno dei passaggi del testo, in cui è scritto che Barbara «ha fatto esperienza sia del potere maschile che mafioso», segnando la vita della comunità di Amelia, dove «una storia come la tua – si legge nella lettera – si era vista solo nei film». Quindi l’appello «a tutti coloro che potrebbero avere informazioni utili» e anche a «coloro che all’interno della organizzazione mafiosa vogliano raccontare la verità di Barbara».

La canzone Grida giustizia Infine, nella sala della Partecipazione di palazzo Cesaroni, è stata presentata anche una canzone scritta per Barbara da Eugenia Martino e interpretata da Valeria Farinacci. Si chiara Grida giustizia ed è prodotta dall’etichetta discografica Giuro di Carla Quadraccia, coetanea di Barbara e come lei nata e cresciuta ad Amelia: «La sua scomparsa è una ferita aperta da 12 anni nella nostra comunità, specie tra noi donne della sua generazione, e il ricavato della diffusione di questo brano sarà messo a disposizione del comitato per continuare a sostenere la ricerca di Barbara e e della verità».

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