di Maurizio Troccoli
L’Umbria è bella, per questo attira la mafia: è solo una delle riflessioni che don Ciotti ha voluto riservare al pubblico dell’auditorium Sant’Antonio di Città di Castello, mercoledì sera, dopo avere incontrato i ragazzi delle scuole in mattinata, in occasione di una giornata di appuntamenti organizzata da un’associazione locale per la difesa della Costituzione e a cui ha partecipato anche Walter Verini, deputato del Pd. Parole che hanno un certo peso specifico a poche ore dal rapporto sulle infiltrazioni mafiose della Dia che fotografa, tra l’altro, la realtà umbra come una di quelle regioni nelle quali le organizzazioni mafiose hanno scommesso per nuovi affari.
Le infiltrazioni mafiose Don Ciotti non usa mezzi termini nel sostenere che nelle regioni come l’Umbria, dove è evidente «un certo benessere», la mafia si insinua e, con fare camaleontico, si trasforma, diventando impercettibile ed incisiva, manifestando «volti diversi», trasformandosi infine in realtà imprenditoriali «apparentemente legali», capaci cioè di partecipare a gare d’appalto e a sfide d’impresa, in maniera «fortemente competitiva», perchè sostenute da grandi capitali, proventi di «mercati illeciti, come quelli della droga» e di altre forme di business della malavita organizzata. Ma don Ciotti non si limita a fotografare l’Umbria, entra nel vivo del dibattito nazionale attraversando, con sobria lucidità, i temi che catturano l’attenzione della cronaca: dalla politica, alle dichiarazioni di Saviano, alla trasmissione ‘Vieni via con me’, fino all’analisi delle infiltrazioni mafiose nel nord Italia, finendo con il caso dell’apertura, da parte del Vaticano, sull’uso del preservativo, vicenda questa che l’ha visto protagonista negli anni addietro di battaglie che gli sono costate «sofferenze personali per i richiami» subiti da parte della Chiesa.
«Libera ha già denunciato la mafia al nord» E si sorprende quindi della «sorpresa di alcuni politici» rispetto alle dichiarazioni di Saviano: «Roberto Saviano non ha fatto nessun nome – dice don Ciotti – ha detto semplicemente una verità che è sotto gli occhi di tutti e l’ha detta in maniera documentata. Già Libera, tempo fa – ha detto ancora – ha organizzato una grande manifestazione a Milano, insieme ai familiari vittime di mafia, denunciando un fenomeno, quello delle infiltrazioni mafiose che ha si delle radici storiche in una nota area del Paese, ma che sviluppa i propri affari in zone, nelle quali, è presente un certo benessere e dove sono cospicue le attività del mondo della finanza e dell’impresa».
«Mi sorprendo che alcuni politici si sorprendano» Quindi si sofferma su una «certa politica» che ha reagito sorpresa rispetto al fatto che la mafia dialoga con i partiti al nord, come Saviano ha ricordato. «C’è politica e politica – ha detto don Ciotti – non bisogna generalizzare, ma considerare quella politica che ancora vuole operare per il bene comune, tuttavia anche i cittadini – ha puntualizzato – devono fare la loro parte».
«Ho sofferto per le decisioni sull’uso del preservativo» Don Ciotti, «il prete la cui parrocchia continua ad essere la strada», ha tenuto a ricordare Verini, si è soffermato sull’apertura del Vaticano rispetto all’uso del preservativo: «Ho sofferto molto in passato per i richiami che mi sono stati fatti rispetto alle decisioni che sottoscrivemmo, circa l’uso del preservativo, nella lotta all’Aids, oggi sono felice che la Chiesa abbia aperto una breccia che va in questa direzione».
I dettagli nella video-intervista di Umbria24

