di Daniele Bovi
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Nel 25% dei controlli effettuati si sono riscontrate violazioni: perugini che non differenziano i rifiuti in modo corretto, gettandoli sfusi fuori dagli orari e dai giorni stabiliti, oppure non differenziandoli. In altri casi invece abbandonano gli ingombranti dove non dovrebbero. Il dato emerge dal Piano economico finanziario (che venerdì mattina sarà in commissione Bilancio a palazzo dei Priori) predisposto per il 2013 da Gesenu, la società partecipata al 45% dal Comune di Perugia che si occupa della raccolta e smaltimento dei rifiuti in città e in molte altre parti dell’Umbria. A vigilare è il «Nucleo di ausiliari di polizia ambientale», più in breve quattro dipendenti Gesenu che «in borghese» pattugliano in auto il territorio comunale «armati» di cellulare e macchina fotografica. Scopo, sorprendere sul fatto chi viola le regole e incentivare la raccolta.
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Quasi 4 mila controlli Tra gennaio e ottobre 2012, secondo i numeri di Gesenu, sono stati svolti 3.881 controlli con 963 violazioni riscontrate e 379 multe fatte. Insomma, nel 25% di casi i rifiuti vengono gettati in modo non corretto. Il problema però è che i sacchetti, quando ci sono, non hanno ovviamente una «targa» e quindi risalire al colpevole è pressoché impossibile. Sempre per quanto riguarda il servizio di vigilanza ambientale Gesenu promette un uso «più razionale» dei suoi controllori garantendo però lo stesso «eguale ed efficace controllo». Risultato, un risparmio di 48 mila euro (nel 2012 il servizio è costato 267 mila euro).
Tares La Tares, come deliberato nelle scorse settimane dalla giunta comunale, si pagherà in tre rate e, rispetto alla vecchia Tia, l’aumento (ma la stangata arriverà a fine anno con il supplemento, che andrà allo Stato, di 30 centesimi a metro quadro) è del 2,56%. La «bolletta» staccata da Gesenu ammonta complessivamente a 41 milioni di euro: 35 riguardano i costi del servizio (14 la differenziata e 5 la pulitura delle strade) ai quali vanno sommati 3,5 milioni di Iva e due per il tributo provinciale. Nel 2012 inoltre scende il fatturato, che passa da 39 a 36 milioni: un calo derivante dal numero delle utenze cessate (domestiche e non). A volte poi non si riesce ad incassare le fatture tanto che le riscossioni, infatti, sono in calo dall’89% del 2010 all’83% del 2011 fino al 73% del 2012, il cui dato però è fermo a ottobre. Fatto sta che il non riscosso, al 30 novembre 2012, ammonta a quasi dieci milioni di euro.
Differenziata Numeri positivi invece arrivano per la raccolta differenziata, che a fine 2012 si attesta al 55%. Secondo il Piano entro il 30 giugno nuove zone verranno poi coperte dal porta a porta (che attualmente serve 117 mila persone, il 70% del totale): altre 21 mila persone tra Santa Maria Rossa, San Marco, Ponte D’Oddi, Ponte della Pietra, Prepo, San Martino in Campo, Balanzano e Santa Lucia. Delle 58 mila tonnellate raccolte nel 2012 la maggior parte sono carta e cartone (17 mila), umido (15 mila), vetro, plastica, ferro e alluminio (12 mila) e le potature (7 mila); tra i rifiuti anche 370 tonnellate di vestiti usati. L’aumento della differenziata poi si accompagna al calo drastico dei rifiuti indifferenziati, passati dalle 75 mila tonnellate del 2008 alle 43 mila dell’anno passato, il che significa che ogni abitante di Perugia ha prodotto 564 chili di rifiuti contro i 652 del 2008.
