No alla guerra, no all’autonomia differenziata, no al presidenzialismo, sì ai diritti per tutti a cominciare da quello alla Salute passando per l’Istruzione e il Lavoro sicuro e ben retribuito. Antifascismo come parola d’ordine. Da qui inizia il percorso della Fiom Cgil di Terni lungo i sentieri della dignità verso la manifestazione del 7 ottobre. I metalmeccanici, lo scorso venerdì al parco Mattia Giurelli di Porchiano del Monte, nell’Amerino, hanno lanciato l’idea di un forum permanente a difesa della Costituzione italiana perché non sia modificata, perché sia applicata. Alla mission aderiscono decine e decine di associazioni del territorio umbro, impegnate a vario titolo per i diritti sociali e quelli civili, per un Paese che sia coeso e non lasci indietro nessuno, per i giovani perché siano coinvolti nelle scelte del futuro, per la comunità lgbtqa+, per i lavoratori. Presenti all’iniziativa rappresentanti di Arci, Anpi, Esedomani, Casa delle donne, Unione degli studenti, Emergency, Libera, Coordinamento Democrazia costituzionale e Cgil. A fare gli onori di casa, ricordando la figura di Giurelli, il segretario Fiom di Terni Alessandro Rampiconi. A chiudere i lavori, prima del pranzo sociale e del concerto pomeridiano degli Sbronzi di riace, ci ha pensato la numero uno della Fiom nazionale Barbara Tibaldi. Da parte sua anche il plauso per l’accordo raggiunto all’acciaieria di Terni sulle stabilizzazioni degli interinali.

Fiom Cgil «La guerra ha portato più fragilità, più divisioni, più povertà: è arrivato il Governo giusto; quello di una fase post fascista che è quella delle stragi nere. I nomi di coloro che stanno dentro i ministeri hanno a che fare con le bombe nelle piazze, la massoneria, la mafia, l’opus dei. Noi non siamo i loro interlocutori. Questo governo pensa che la classe operaia non esista più. Ma non è ancora questo un Paese che si regge sulla manifattura? Serve un fatto straordinario – ha detto la segretaria Tibaldi -: essere in grado di fare bene il nostro mestiere nelle fabbriche e fare politica. Lottiamo per una legge sul salario, per una legge sulla rappresentanza e quella sugli extraprofitti, convinti che ci sia bisogno di politiche industriali che uniscano il Paese ma non con un ponte. Con le imprese, gli investimenti.. Per tutto questo mettiamo in campo una mobilitazione permanente. Serve continuità e dentro il sentiero dobbiamo crescere, ampliare il numero di adesioni. Continuare a parlare con i lavoratori. Da soli non bastiamo, i temi sono uno dentro l’altro, non slegati, cosa possiamo offrire? Siamo partigiani e antifascisti». E ha concluso ricordando quanto avvenne all’officina 19 di Mirafiori nel marzo ’43, quando 100 mila lavoratori scesero in piazza a Torino nonostante la Fiat non fece suonare la sirena che era noto avrebbe dato il via agli scioperi: «Si unirono in tanti perché a lasciare gli attrezzi e ad avviarsi all’uscita era il delegato della Fiom. Dentro di voi scorre quello stesso sangue».

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