La dieta vegana o vegetariana per cani e gatti è un tema sempre più dibattuto, ma può capitare che i proprietari trascurino il vero protagonista: l’animale e il suo benessere. La veterinaria Maria Mayer, intervistata da Fanpage, sottolinea come la scelta etica del proprietario non possa prevalere sulle esigenze nutrizionali dei carnivori domestici.
Dal punto di vista biologico, il cane è un carnivoro adattato, capace di digerire alcuni carboidrati, ma con un metabolismo principalmente da carne. Il gatto è un carnivoro stretto, totalmente dipendente da nutrienti presenti solo negli alimenti animali, come taurina e acido arachidonico. Le diete a base vegetale presentano spesso carenze di aminoacidi essenziali e rischi di problemi metabolici, anche gravi e irreversibili nel tempo. Mayer ricorda casi clinici di cani con stati patologici avanzati legati a diete vegane commerciali.
Anche i prodotti commerciali vegani, pur completi sulla carta, possono risultare insufficienti a lungo termine. Studi scientifici spesso basati su questionari dei proprietari sono metodologicamente limitati e non garantiscono la sicurezza dell’alimentazione.
Mayer evidenzia come la domesticazione abbia permesso al cane una certa flessibilità, ma non lo rende onnivoro. Il marketing del pet food ha diffuso l’idea del “cane onnivoro”, ma la scelta nutrizionale ottimale resta basata su proteine animali di alto valore biologico, integrate eventualmente con piccole quantità di vegetali e nutrienti funzionali come gli omega‑3.
Sul piano etico, la veterinaria suggerisce un approccio coerente: rispettare la natura dell’animale e, per chi desidera un’alimentazione vegana, scegliere specie erbivore già predisposte a un regime vegetale, come conigli o altri animali domestici.
In sintesi, Mayer conclude che il benessere dell’animale deve essere la priorità: l’alimentazione deve garantire salute, equilibrio e qualità di vita, non solo riflettere le convinzioni dei proprietari.
