di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi

«Conosciamo Roma e Firenze, ma non sappiamo tanto di Umbria. Il primo problema è quello di far capire ai cinesi dov’è». Ecco perché l’obiettivo numero uno dell’accordo tra Regione Umbria e il Beijing institute of fashion technology di Pechino (l’Istituto di tecnologie per la moda) è quello di far conoscere più e meglio la piccola Umbria all’immenso mondo cinese, sempre più ricco e pieno di opportunità. L’accordo, presentato martedì a Perugia dall’assessore al Turismo Fabrizio Bracco e da Caterina Feng Jiao, direttrice del «Programma Italia» dell’istituto pechinese, coinvolge anche l’Accademia di belle arti di Perugia e il conservatorio e ha, come obiettivi, quelli di promuovere reciprocamente i territori e un «confronto e scambio di conoscenze ed esperienze» in settori come moda, conservazione dei beni culturali, design, turismo, spettacolo, qualità dei prodotti alimentari, ricerca scientifica e innovazione tecnologica, scambio dei ricercatori e intensificazione dell’insegnamento delle rispettive lingue e culture.

Gli obiettivi Un obiettivo fondamentale è poi quello della penetrazione delle imprese umbre in un mercato immenso come quello cinese. Immenso quanto residuale. Come spiegato infatti da Luigi Rossetti, dirigente Imprese e lavoro della Regione e presente alla conferenza stampa insieme a Lucio Caporizzi (firmatario per palazzo Donini del protocollo) e Giampiero Rasimelli (del Servizio rapporti internazionali e cooperazione), sui quasi quattro miliardi dell’export umbro quello verso la Cina vale circa il 3%, mentre l’import ammonta a 150-200 milioni di euro. «Accanto a mercati per noi consolidati come Usa e Germania – ha detto Rossetti – occorre puntare su quelli di Cina e Brasile, con lo scopo di dare visibilità al “brand Umbria” e alle nostre pmi attraverso cluster e reti grazie alle quali le imprese possano fare massa critica. Abbiamo poche risorse, certo, e su queste misureremo i nostri passi».

Economia e cultura La logica dello scambio di esperienze e conoscenze riguarderà quindi anche il settore economico, dall’innovazione tecnologica di industria e servizi alla reciproca promozione commerciale e turistica fino all’artigianato di alta qualità (come ceramica, mobili e tessuti) e al restauro dei beni culturali. Alla base del protocollo anche la possibilità degli studenti umbri di fare un’esperienza in Cina e viceversa e la collaborazione tra grandi istituzioni e manifestazioni culturali per lo scambio di eventi, spettacoli, mostre e concerti. Sintetizzando la filosofia alla base dell’accordo Bracco del «rapporto fecondo tra cultura ed economia». «E’ importante – ha detto – aver riallacciato i rapporti dopo un periodo di incertezza e che il “Progetto Cina” si sia sviluppato in tutte le direzioni possibili». «Serve continuità nell’azione – ha commentato poi Caporizzi – e stabilità. In tema di export e promozione il modi e fuggi è da evitare perché non serve a nulla».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.