di MA.T
Capelli raccolti con un cerchietto, pantaloni neri e maglietta bianca, Amanda Knox non perde una sola occasione per uscire dal carcere, anche se questo significa semplicemente spostarsi in un’aula di tribunale. E questa volta non direttamente per il delitto Meredith, per il quale l’americana insieme a Raffaele Sollecito ritornerà sabato prossimo, ma per l’accusa di calunnia contestata da sette funzionari della questura e una interprete. Quelli che Amanda ha accusato essere stati poco gentili con lei, se non «violenti». Quella prevista oggi al tribunale di Perugia è stata insomma una udienza tecnica che ha visto slittare il procedimento al 15 novembre prossimo. Amanda ha risposto ‘sì quando il giudice le ha chiesto se comprendesse l’italiano.
Udienza senza operatori di stampa L’udienza si è svolta a porte aperte ma in aula non sono stati ammessi fotografi e teleoperatori. Con la Knox c’era il padre Curt. In particolare Amanda deve rispondere di avere accusato falsamente una interprete che l’assisteva in questura durante gli interrogatori della notte del 6 novembre del 2007, quando fu arrestata insieme a Raffaele Sollecito. Fu lei, secondo quanto affermò la Knox, ad averle «suggerito» di ricordare di essere stata nella casa del delitto con Patrick Lumumba (coinvolto nell’inchiesta proprio in seguito alle dichiarazioni dell’americana ma poi riconosciuto estraneo alla vicenda). Lo stesso – secondo i pm – avrebbe fatto con alcuni agenti e funzionari della polizia, accusati di averla «percossa alla testa» e di altre violenze mai accertate.
Sabato per il processo d’Appello La Knox e Sollecito torneranno in aula sabato prossimo per il processo d’appello per l’omicidio Kercher (il giovane pugliese è stato condannato a 25 anni di reclusione). I giudici valuteranno la richiesta di proroga dei periti incaricati di esaminare le tracce di Dna sul coltello indicato come l’arma del delitto e sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima quando venne uccisa. Anche Sollecito si proclama estraneo all’omicidio Kercher

