di Maurizio Troccoli
Bisogna pur assumersi qualche responsabilità rispetto a un evidente declino. Oggi bollato da una chiusura. Incontestabile. E’ quanto viene chiesto a Palazzo dei Priori, rispetto a quanto sta accadendo al museo della Penna, a Perugia. Poche righe per chi non lo sa: un luogo che sotto l’assessorato Cernicchi conobbe un riconosciuto slancio, in termini di proposta culturale innovativa e di risposta di pubblico, passato poi nelle mani di Severini, l’ideatrice delle sfilate di 1416, capitolando verso il passato, l’unica idea di cultura che quell’assessore riuscì ad esprimere, parametrandola, probabilmente, ai propri gusti (per inciso: Pablo Picasso potrebbe essere suo bisnonno, ma lo concepiva come un incomprensibile nipote estroso), per poi essere consegnato nelle mani di Varasano, sotto la cui guida ha conosciuto la chiusura. Questa la premessa.
Ricostruzione L’attualità vuole la sinistra locale all’attacco, sulla comprensibile accusa di ‘conservatorismo culturale’, una sorta di oscurantismo inaccettabile per una città, come Perugia, con una solida cultura internazionale. Prima l’ex assessore Cernicchi che ha ripercorso i fasti di un tempo e il collasso attuale di quel palazzo della cultura contemporanea, poi con la parlamentare Piccolotti che, il caso, l’ha tirato fuori dalla rupe perugina per portarlo in Parlamento. E’ lì che ha detto a Romizi: è inutile che ti nascondi dietro la recessione del contratto di Munus Srl. Le tue responsabilità vengono da lontano. Dipendono da una mancanza di visione, la stessa che ti ha spinto a favorire rievocazioni grottesche. Il dito è ovviamente puntato sul 1416 di Severini.
Varasano Varasano però non ci sta. E, a Umbria24, spiega: «Le accuse sono infondate». «Ci è stata comunicata – aggiunge – la disdetta del contratto da parte della società di gestione dei servizi in tempi stretti, quelli minimi da contratto. Tuttavia ci stiamo riorganizzando, contiamo di riaprire per Umbria Jazz». Significa individuare una gestione transitoria fino alla prossima assegnazione di un nuovo bando, perché quello pubblicato, è stato partecipato soltanto dalla attuale società di gestione. Dimissionaria. La Munus appunto. Recide il contratto perché non viene pagata? «Assolutamente no. Noi paghiamo poco e tutti – sorride l’assessore -. Mi risulta che la Munus stia sciogliendo diversi contratti anche in altre parti d’Italia». Se, a Varasano, provi a chiedere cosa ne pensa delle accuse di ‘declino’ che, non da oggi, arrivano al suo indirizzo, come a quello di chi l’ha preceduto, la risposta è la seguente: «Non corrispondono alla realtà. Presto sarò nella condizione di dimostrare, con i fatti, numeri alla mano, i buoni risultati della cultura e delle proposte dei nostri musei, a partire da Palazzo della Penna». Non saranno i numeri che faceva Cernicchi…questo lo riconoscerà? Gliel’ha messo anche nero su bianco l’ex assessore… «Le differenze sono sulla disponibilità di fondi. Un esempio su tutti: abbiamo realizzato una esposizione su Dante, con 20 mila euro del ministero. Pochi soldi con i quali abbiamo realizzato anche il catalogo e siamo stati riconosciuti come una delle migliori realizzate per il 700entenario. Questo grazie alle collaborazioni che siamo in grado di attivare. Sono abituato a fare con poco, a volte anche con nulla. Prima erano altri tempi, c’erano maggiori disponibilità di fondi. Quando i conti sono disastrosi, come quelli che abbiamo trovato dopo l’esperienza del centrosinistra, le spese prioritarie diventano quelle per il sociale, le scuole, i trasporti e, soltanto all’ultimo posto, viene la cultura. In questo contesto – conclude – abbiamo imparato a muoverci. Con risultati che vi sorprenderanno».
